Una settimana, una sola focale: prova a togliere lo zoom dalla fotografia.

Quando iniziamo a fotografare, avere più possibilità sembra sempre un vantaggio.

Più obiettivi, più focali, più funzioni, più libertà di scelta.

Ed è vero: uno zoom è comodissimo. Ci permette di cambiare rapidamente inquadratura senza spostarci troppo.

Ma proprio per questo, ogni tanto, credo possa essere utile fare l’esercizio opposto.

Per una settimana scegliete una sola focale e non cambiatela mai.

Non importa se fotografate con una mirrorless, una compatta o uno smartphone. L’obiettivo dell’esercizio non è dimostrare che una focale fissa sia migliore di uno zoom. È costringerci a cambiare il nostro modo di muoverci e di comporre.

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Lo spunto arriva dalle compatte, ma l’esercizio vale per tutti.

Il 3 settembre 2026 Amateur Photographer ha aggiornato la sua guida alle migliori fotocamere compatte dell’anno.

Una delle caratteristiche che definiscono molte compatte è proprio la semplicità: obiettivo fisso, ingombro ridotto e meno decisioni da prendere prima di fotografare.

Alcuni modelli molto apprezzati, come Fujifilm X100VI e Ricoh GR IV, lavorano con una focale fissa equivalente rispettivamente a circa 35 mm e 28 mm.

Ma non serve comprare una compatta per capire cosa può insegnare questa limitazione.

Basta prendere lo zoom che già abbiamo, scegliere una focale e decidere di non toccare più la ghiera.

Oppure, con uno smartphone, scegliere una sola fotocamera e non utilizzare lo zoom digitale.

Quando non puoi zoomare, inizi a muoverti.

È qui che l’esercizio diventa interessante.

Se il soggetto è troppo piccolo, non possiamo semplicemente girare una ghiera.

Dobbiamo avvicinarci.

Se nell’inquadratura entra troppo, dobbiamo arretrare.

Se un elemento disturba sul bordo, dobbiamo cambiare posizione.

In altre parole, iniziamo a comporre con il corpo.

E questo, secondo me, è uno dei modi più semplici per capire davvero il rapporto tra soggetto, distanza, sfondo e inquadratura.

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Dopo qualche giorno inizi a vedere prima ancora di scattare.

Usando sempre la stessa focale succede anche un’altra cosa.

Dopo un po’ iniziamo quasi a sapere cosa entrerà nell’inquadratura prima ancora di portare la macchina all’occhio.

Cominciamo a riconoscere le distanze.

Capire quanto dobbiamo avvicinarci.

Immaginare come apparirà lo sfondo.

Questa familiarità può sembrare una piccola cosa, ma nel tempo può diventare parte del nostro linguaggio visivo.

Non perché una focale produca automaticamente uno stile, ma perché ci obbliga a costruire un rapporto più coerente con lo spazio.

La regola: sette giorni, una focale, una fotografia al giorno.

Per rendere l’esercizio ancora più concreto, proverei così.

Scegliete una focale: 28 mm, 35 mm, 50 mm oppure quella che avete già a disposizione.

Per sette giorni non cambiatela.

Ogni giorno realizzate almeno una fotografia che valga la pena conservare.

Non cercate di adattare continuamente lo strumento alla scena.

Provate invece ad adattare voi stessi alla scena.

Muovetevi, avvicinatevi, arretrate, abbassatevi, aspettate.

Alla fine della settimana mettete le sette fotografie una accanto all’altra.

Probabilmente noterete una coerenza che non dipende soltanto dal soggetto, ma dal modo in cui avete iniziato a guardare.

Meno possibilità non significa meno creatività.

Viviamo in un periodo in cui la tecnologia ci offre possibilità praticamente infinite.

Ed è una fortuna.

Ma ogni tanto togliere una possibilità può essere più educativo che aggiungerne un’altra.

Una sola focale non risolve la fotografia al posto nostro.

Ci costringe semplicemente a prendere più decisioni fisiche e visive.

Ed è proprio lì che, secondo me, l’esercizio diventa utile.

Se doveste fotografare per una settimana con una sola focale, quale scegliereste?

Un caro saluto
Leonardo

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