Una fotografia ogni cinque minuti: un esercizio per imparare a vedere.
Quando usciamo con la fotocamera, spesso cerchiamo qualcosa che meriti di essere fotografato. Una luce particolare, un soggetto interessante, una scena già pronta.
Il problema è che, se non troviamo subito ciò che avevamo immaginato, rischiamo di pensare che non ci sia niente da fotografare. Continuiamo a camminare, guardiamo distrattamente e aspettiamo che sia la realtà a sorprenderci.
Secondo me può essere utile rovesciare questo meccanismo con un esercizio molto semplice: durante una passeggiata, scatta una fotografia ogni cinque minuti.
Non quando trovi qualcosa di bello. Non quando la luce diventa perfetta. Ogni cinque minuti, qualunque cosa tu abbia davanti.
Una regola semplice che cambia il modo di osservare.
Lo spunto nasce da un’esperienza raccontata da Digital Camera World. L’autrice si è imposta di realizzare una fotografia ogni cinque minuti durante una lunga camminata, senza saltare uno scatto, cancellarlo o ripeterlo.
Il principio mi sembra particolarmente interessante perché toglie importanza al risultato immediato. Non dobbiamo dimostrare niente e non siamo obbligati a tornare a casa con una fotografia straordinaria. Dobbiamo semplicemente fermarci e guardare.
Cinque minuti sembrano pochi, ma durante una passeggiata sono sufficienti per cambiare strada, incontrare una persona, passare dalla luce all’ombra o arrivare davanti a una scena completamente diversa.
Quando arriva il momento dello scatto, siamo costretti a lavorare con ciò che troviamo.

Non cercare il soggetto perfetto.
La parte più utile dell’esercizio, secondo me, è proprio questa: smettere di aspettare il soggetto perfetto.
Se davanti a noi c’è una strada vuota, possiamo osservare le linee. Se c’è una parete, possiamo cercare una luce, un’ombra o una geometria. Se passa una persona, possiamo capire quale posizione dovrebbe occupare nell’inquadratura. Se apparentemente non accade nulla, possiamo lavorare sullo spazio negativo.
La domanda non è più: “Vale la pena fotografare questa scena?”
Diventa: “Come posso costruire una fotografia con quello che ho davanti?”
È un cambiamento piccolo, ma importante. La fotografia non dipende più soltanto da ciò che incontriamo. Dipende dal modo in cui decidiamo di guardarlo.
Come fare l’esercizio.
Non serve organizzare una vera uscita fotografica. Basta scegliere un percorso di trenta minuti, anche in un luogo che conosci bene.
Imposta un timer sul telefono ogni cinque minuti. Quando suona, fermati nel punto in cui ti trovi e osserva ciò che hai intorno. Puoi muoverti di qualche passo, abbassarti o cambiare direzione, ma non continuare a camminare alla ricerca di una scena migliore.
Realizza un solo scatto e riparti.
Per la prima prova userei un’unica fotocamera e un solo obiettivo. Va benissimo anche lo smartphone. Aggiungere troppe possibilità rende più facile perdere tempo nella scelta dello strumento, mentre qui l’obiettivo è allenare l’attenzione.
In mezz’ora avrai soltanto sei fotografie. È un numero sufficiente per capire il meccanismo senza trasformare l’esercizio in una gara di resistenza.
Accetta anche le fotografie sbagliate.
Alcuni scatti saranno deboli. È inevitabile e va bene così.
Siamo abituati a mostrare soltanto le immagini riuscite, ma la fotografia si impara anche osservando quelle che non funzionano. Una composizione può risultare confusa, il soggetto può perdersi nello sfondo oppure la luce può non avere abbastanza forza.
Non cancellerei subito queste fotografie. Le riguarderei con calma, cercando di capire cosa avrei potuto fare diversamente.
Forse bastava abbassarsi. Forse serviva lasciare più spazio intorno al soggetto. Forse l’immagine conteneva troppi elementi oppure il momento giusto è arrivato pochi secondi dopo.
Lo scopo non è giudicare lo scatto, ma riconoscere una possibilità.

Il limite può aiutare la creatività.
Avere libertà assoluta sembra sempre un vantaggio. In realtà, può renderci indecisi. Possiamo fotografare qualsiasi cosa, da qualsiasi posizione e in qualunque momento: proprio per questo spesso non sappiamo da dove cominciare.
Una regola semplice restringe il campo. Non dobbiamo più decidere quando scattare, perché lo stabilisce il timer. Possiamo quindi concentrare tutta l’attenzione su luce, forma, distanza e composizione.
È lo stesso motivo per cui uscire con un solo obiettivo può essere più istruttivo che portare con sé tutta l’attrezzatura. Il limite ci obbliga a trovare soluzioni invece di cambiare continuamente strumento.
Naturalmente non significa che ogni fotografia debba nascere da una regola. Questo è soltanto un esercizio, ma può farci scoprire quanto siamo capaci di adattarci quando smettiamo di aspettare condizioni ideali.
Riguarda le immagini come una sequenza.
Al termine della passeggiata non sceglierei immediatamente la fotografia migliore. Guarderei prima tutte le immagini nell’ordine in cui sono state scattate.
Insieme possono raccontare il percorso, i cambiamenti della luce e il modo in cui la nostra attenzione si è spostata. Magari i primi scatti saranno più prevedibili e quelli successivi più essenziali. Oppure accadrà il contrario: con il passare del tempo potremmo diventare meno concentrati.
Osservare la sequenza aiuta a capire non soltanto cosa abbiamo fotografato, ma come abbiamo guardato.
A quel punto sceglierei una sola immagine: non necessariamente la più bella, ma quella in cui siamo riusciti a trasformare una situazione ordinaria in qualcosa di personale.

Imparare a vedere anche quando sembra non esserci niente.
Per me questo è il vero valore dell’esercizio.
Chi fotografa non dovrebbe dipendere esclusivamente dai luoghi spettacolari o dagli eventi eccezionali. Molte fotografie interessanti nascono in spazi quotidiani, grazie a una luce che dura pochi secondi, a una figura isolata o a un rapporto inatteso tra forme.
Scattare ogni cinque minuti non garantisce buone fotografie. Garantisce però che, almeno per mezz’ora, saremo davvero presenti.
E forse è proprio questa presenza a fare la differenza. Prima ancora della tecnica, della fotocamera e della post-produzione, dobbiamo imparare ad accorgerci di ciò che abbiamo davanti.
E tu, riusciresti a fare una passeggiata di mezz’ora scattando una fotografia ogni cinque minuti, senza saltarne neppure una?
Un caro saluto
Leonardo
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