Togli una cosa dalla fotografia. Poi togliene un’altra.
Quando si parla di minimalismo in fotografia, spesso si pensa subito a immagini quasi vuote, grandi spazi negativi, pochi elementi e composizioni molto pulite.
Ma secondo me il minimalismo non consiste semplicemente nel fotografare poco.
Consiste soprattutto nel decidere con precisione cosa deve restare dentro l’inquadratura e cosa invece può essere eliminato.
È una differenza importante, perché riguarda direttamente il modo in cui costruiamo una fotografia.

Un premio che parla di semplicità.
Nei giorni scorsi sono stati annunciati i vincitori dei Minimalist Photography Awards 2026.
Il titolo di Minimalist Photographer of the Year è andato al fotografo polacco Marcin Giba per la serie The Last Winter, realizzata sui laghi ghiacciati vicino a Rybnik, in Polonia.
Il concorso ha ricevuto oltre 6.200 immagini da 66 Paesi e raccoglie approcci molto diversi al minimalismo: paesaggio, architettura, fotografia aerea, street, fine art, ritratto e fotografia concettuale.
Nel lavoro di Giba, le superfici ghiacciate diventano forme quasi astratte. La scena reale rimane presente, ma viene ridotta a linee, texture e geometrie essenziali.
È proprio questo che trovo interessante.
Il minimalismo non nasce necessariamente trovando un luogo già minimalista. Spesso nasce dalla capacità del fotografo di isolare una parte della realtà e lasciar fuori tutto ciò che non serve.
Comporre significa anche togliere.
Quando una fotografia non funziona, la prima reazione può essere cercare qualcosa da aggiungere.
Un altro soggetto. Un elemento in primo piano. Un’inquadratura più ampia. Una luce più evidente.
Ma a volte il problema è esattamente l’opposto.
Ci sono troppe cose.
Troppi elementi chiedono attenzione nello stesso momento e il soggetto principale perde forza.
In questi casi può essere molto utile farsi una domanda semplice: cosa posso togliere?
Magari basta fare un passo avanti. Spostarsi leggermente. Abbassarsi. Aspettare che una persona esca dall’inquadratura. Cambiare il bordo del fotogramma.
Piccole decisioni che non richiedono nessuna nuova attrezzatura.

Un esercizio molto semplice.
Scegliete una scena qualsiasi e realizzate tre fotografie.
La prima come vi viene spontanea.
Nella seconda cercate deliberatamente di eliminare almeno un elemento.
Nella terza eliminate ancora qualcosa.
Non cambiate soggetto. Non cercate un luogo migliore. Lavorate soltanto su distanza, posizione e inquadratura.
Poi confrontate le tre immagini.
A quale punto la fotografia diventa più chiara?
E a quale punto, eventualmente, avete tolto troppo?
È proprio questa seconda domanda a rendere l’esercizio interessante, perché il minimalismo non significa svuotare sempre di più una fotografia. Significa trovare il punto in cui rimane soltanto ciò che serve davvero.
Meno elementi, più responsabilità.
Una fotografia minimale può sembrare semplice, ma spesso è tutt’altro che facile.
Quando gli elementi sono pochi, ogni scelta diventa più evidente.
La posizione del soggetto, la quantità di spazio vuoto, una linea, una piccola ombra o un dettaglio fuori posto possono cambiare completamente l’equilibrio dell’immagine.
Per questo credo che il minimalismo sia un ottimo allenamento anche per chi non vuole affatto diventare un fotografo minimalista.
Costringe a essere più selettivi.
E la selezione è una delle basi della composizione.
Forse il minimalismo inizia prima dello scatto.
Più fotografo, più mi sembra che una delle domande più utili da farsi prima di premere il pulsante sia proprio questa:
c’è qualcosa dentro questa fotografia che non serve?
Non sempre la risposta sarà sì.
Ma imparare a porci la domanda può cambiare il modo in cui guardiamo il fotogramma.
Perché una fotografia non è soltanto ciò che scegliamo di mostrare.
È anche tutto ciò che decidiamo consapevolmente di lasciare fuori.
E voi, quando componete un’immagine, pensate più spesso a cosa aggiungere o a cosa eliminare?
Un caro saluto
Leonardo

Dopo diversi articoli, sui quali ho volutamente evitato di commentare, perché c’erano determinate logiche e determinate affermazioni altamente “discutibili” (virgolette d’obbligo), e di commenti fiume che poi vengono regolarmente travisati e distorti, ne ho scritto a sufficienza…
…ti scrivo un nuovo commento su questo tuo articolo, perché mi consente di farti i complimenti!
Bravo Leonardo, hai scritto un articolo importante, e davvero utile… soprattutto per chi inizia ora a fotografare, oppure ha iniziato da poco…nella fotografia (almeno quella non preparata a tavolino con lo stesso rigore di un set cinematografico) si opera quasi sempre per “sottrazione”…e prima chi inizia a fotografare lo capisce, e impara a gestire questa pratica, prima riesce ad evolversi nel suo percorso.
Complimenti dunque, un gran bell’articolo.
Grazie, Walter. Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato questo articolo e che tu lo abbia trovato utile. Ti ringrazio sinceramente per i complimenti!