Fotografare in bianco e nero per imparare a vedere meglio.
Quando si comincia a fotografare, il colore può sembrare un aiuto. Attira l’attenzione, rende una scena più vivace e spesso ci convince che davanti a noi ci sia già una buona fotografia.
Ma il colore può anche distrarci. Può nascondere una composizione debole, farci trascurare la luce o portarci a fotografare un soggetto soltanto perché ha una tonalità interessante.
Per questo trovo molto utile un esercizio semplice: fotografare in bianco e nero per una settimana.
Non serve una fotocamera particolare. Si può usare lo smartphone, una compatta o qualsiasi macchina fotografica che permetta di visualizzare l’immagine in monocromatico. L’obiettivo non è produrre sette fotografie perfette, ma imparare a osservare in modo diverso.
Togliere il colore per vedere ciò che resta.
L’idea nasce da un esperimento raccontato da Amy Davies su Amateur Photographer: impostare per alcuni giorni lo smartphone in modalità monocromatica e fotografare soltanto così.
Mi piace perché è un esercizio accessibile a tutti. Non richiede di conoscere tempi, diaframmi o sensibilità ISO. Non obbliga nemmeno a uscire per una vera sessione fotografica. Si può iniziare in casa, durante una passeggiata o mentre si va al lavoro.
Quando il colore scompare, rimangono la luce, le ombre, le forme, i volumi e i rapporti tra gli elementi. Tutto diventa più evidente, compresi gli errori.
Una scena confusa continua a essere confusa. Un soggetto che non si separa dallo sfondo rischia di perdersi. Una luce piatta diventa immediatamente riconoscibile.

Il primo giorno: osserva soltanto la luce
Il primo giorno non cercherei soggetti particolari. Mi concentrerei esclusivamente sulla luce.
Dove cade? Da quale direzione arriva? È morbida oppure netta? Crea una separazione tra il soggetto e lo sfondo? Disegna una forma interessante su una parete?
In bianco e nero la luce smette di essere soltanto ciò che rende visibile una scena. Diventa un elemento della composizione.
Un raggio che attraversa una stanza, un volto vicino a una finestra o una figura che passa tra sole e ombra possono essere sufficienti. Non importa ottenere subito una grande fotografia. Conta accorgersi di qualcosa che, a colori, forse sarebbe passato inosservato.
Il secondo e il terzo giorno: cerca ombre e contrasti
Nei giorni successivi osserverei soprattutto le zone scure.
Spesso chi si avvicina alla fotografia teme il nero. Cerca di recuperare ogni dettaglio nelle ombre, come se una parte completamente scura fosse necessariamente un errore.
Secondo me non è così. Il nero può semplificare, nascondere ciò che non serve e dare forza al soggetto. Può creare mistero e guidare lo sguardo verso la parte davvero importante dell’immagine.
Prova quindi a chiederti quali dettagli siano indispensabili e quali possano invece scomparire. Osserva anche il contrasto: una figura chiara su uno sfondo scuro, oppure una silhouette dentro una zona luminosa, risulta spesso più leggibile.

Il quarto e il quinto giorno: riduci la scena alle forme.
A metà della settimana inizierei a guardare meno i soggetti e più le forme.
Una scala può diventare una sequenza di linee. Un edificio può trasformarsi in un insieme di rettangoli. Un passante può essere soltanto una piccola figura inserita dentro uno spazio più grande.
È un passaggio importante perché ci abitua a non fotografare soltanto ciò che una cosa rappresenta. Ci insegna a osservare come occupa lo spazio e quale rapporto crea con tutto ciò che la circonda.
Qui entrano in gioco anche lo spazio negativo e la semplicità . Prima di scattare, prova a togliere mentalmente gli elementi inutili. Cambia posizione, avvicinati o allontanati. Cerca un’inquadratura in cui ogni parte abbia un motivo per esserci.
Il sesto giorno: controlla se il soggetto si separa dallo sfondo.
Un soggetto interessante non basta se lo sfondo lo rende difficile da leggere.
Il bianco e nero rende molto evidente questo problema. Due colori diversi possono trasformarsi nello stesso tono di grigio e confondersi tra loro. Al contrario, colori simili possono diventare molto diversi se uno riceve luce e l’altro rimane in ombra.
Prima di scattare, controlla quindi i bordi del soggetto. Guarda se la testa, le mani o la figura si sovrappongono a elementi che disturbano. A volte basta spostarsi di pochi passi per ottenere una fotografia più pulita.
Questo piccolo controllo, una volta acquisito, rimane utile anche quando si torna a fotografare a colori.

Il settimo giorno: scegli una fotografia, non la più bella.
Alla fine della settimana rivedrei tutte le immagini senza cercare necessariamente la più spettacolare.
Sceglierei quella che mi ha insegnato qualcosa. Forse sarà una fotografia imperfetta, ma con una luce che non avevo mai notato. Oppure una scena molto semplice in cui il soggetto si separa finalmente dallo sfondo. Potrebbe anche essere un’immagine che non pubblicherei, ma che mostra un nuovo modo di osservare.
Questo esercizio non è una gara e non deve trasformarsi nell’ennesima ricerca di approvazione sui social. Se vuoi condividerlo, puoi pubblicare una fotografia al giorno, ma il vero risultato non sarà il numero di apprezzamenti ricevuti.
Il risultato sarà accorgerti che, dopo sette giorni, inizi a vedere prima la luce e poi il soggetto.
Non serve diventare fotografi di bianco e nero.
Fotografare in bianco e nero per qualche giorno non significa dover abbandonare il colore.
Al contrario, può aiutare a usarlo meglio. Dopo una settimana trascorsa a osservare contrasti, forme e separazione dei piani, anche il colore torna a essere una scelta più consapevole e non soltanto qualcosa che era già presente davanti alla fotocamera.
È questo l’aspetto che considero più interessante: togliere temporaneamente un elemento per comprendere meglio tutti gli altri.
La fotografia, in fondo, non comincia quando premiamo il pulsante di scatto. Comincia nel momento in cui impariamo a riconoscere ciò che vale la pena guardare.
E tu, proveresti a fotografare per sette giorni soltanto in bianco e nero per scoprire se cambia il tuo modo di vedere?
Un caro saluto
Leonardo
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