L’AI Act è arrivato.

Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo dell’AI Act, il regolamento europeo dedicato all’intelligenza artificiale.

Per qualcuno rappresenta una tutela.

Per altri un ostacolo all’innovazione.

Secondo me, però, la domanda più interessante è un’altra.

Cosa cambia, da oggi, per chi crea immagini?

AI Act: cosa cambia davvero da oggi per chi crea immagini?

Cos’è l’AI Act.

L’AI Act è il primo regolamento europeo pensato per disciplinare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Non nasce per vietare l’AI, ma per stabilire regole diverse in base al livello di rischio dei vari sistemi.

Più un sistema può influenzare la vita delle persone, maggiore sarà il numero degli obblighi previsti.

Per questo motivo il regolamento distingue tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio e strumenti destinati a usi più comuni, come molte applicazioni creative.

L'AI Act è il primo regolamento europeo pensato per disciplinare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale.

Cosa cambia dal 2 agosto 2026.

Il 2 agosto 2026 rappresenta una tappa importante.

Da questa data iniziano ad applicarsi gli obblighi di trasparenza previsti dall’Articolo 50 dell’AI Act.

L’obiettivo è semplice: aiutare le persone a capire quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale o quando si trovano davanti a contenuti generati o manipolati dall’AI, riducendo il rischio di inganno e disinformazione.

L’AI Act non introduce un obbligo generalizzato di etichettare qualsiasi immagine generata con l’intelligenza artificiale.

È proprio qui che nasce uno dei malintesi più diffusi.

Molti stanno raccontando che qualsiasi immagine generata con l’intelligenza artificiale dovrà obbligatoriamente riportare un’etichetta.

In realtà gli obblighi di trasparenza dipendono dal tipo di contenuto e dal contesto di utilizzo, come previsto dall’Articolo 50 e chiarito dalle linee guida della Commissione Europea.

Tra i casi più rilevanti rientrano, ad esempio, i deepfake e alcuni contenuti generati o manipolati dall’AI destinati a informare il pubblico su temi di interesse generale.

Detto questo, vista la complessità della normativa e il dibattito ancora in corso sulla sua interpretazione, il mio consiglio personale è semplice: etichettare sempre i contenuti generati con l’AI.

Gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act riguardano situazioni specifiche, come i deepfake o determinati contenuti destinati a informare il pubblico su temi di interesse generale, secondo quanto previsto dall'Articolo 50 e dalle linee guida della Commissione Europea.

Le nuove icone europee.

Per facilitare l’applicazione delle nuove regole, la Commissione Europea ha pubblicato anche un insieme di icone ufficiali dedicate all’identificazione dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

E per fotografi e creativi?

Secondo me, chi lavora seriamente con questi strumenti non dovrebbe vedere l’AI Act come un nemico.

Anzi.

La trasparenza può diventare un valore.

Sapere come è stata realizzata un’immagine non significa giudicarne il valore artistico.

Significa semplicemente offrire al pubblico gli strumenti grazie ai quali capire con trasparenza come è stata generata quella immagine o video.

La legge può regolamentare gli strumenti, non il talento.

Credo che questo sia il punto più importante.

Una normativa può stabilire regole.

Può chiedere maggiore trasparenza.

Può definire responsabilità.

Ma non potrà mai creare una visione personale.

Non potrà insegnare la sensibilità.

Non potrà costruire uno stile.

Il vero valore continuerà a nascere dalle idee, dalla cultura visiva e dalla capacità di raccontare qualcosa di autentico.

Vale per la fotografia.

Vale per l’intelligenza artificiale.

E probabilmente varrà anche per gli strumenti che arriveranno nei prossimi anni.

L’AI Act tutela davvero la fotografia?

Secondo me tutela soprattutto un principio.

Quello della trasparenza.

E credo sia un principio condivisibile.

Non perché una fotografia sia migliore di un’immagine generata con l’AI, o viceversa.

Ma perché chi osserva un contenuto dovrebbe avere la possibilità di sapere quale linguaggio creativo sta guardando.

È proprio questa chiarezza che permette ai diversi linguaggi di convivere senza essere confusi.

Il vero valore continuerà a nascere dalle idee, dalla cultura visiva e dalla capacità di raccontare qualcosa di autentico.

Conclusione.

L’AI Act non cambierà improvvisamente il modo di creare immagini.

Cambierà soprattutto il modo in cui queste immagini verranno presentate e contestualizzate.

Personalmente non credo che la creatività abbia bisogno di meno strumenti.

Credo abbia bisogno di più consapevolezza.

Perché la differenza, oggi come ieri, non la farà mai un algoritmo.

La farà sempre la persona che decide come utilizzarlo.

Un abbraccio

Leo

Approfondimento ufficiale.

Se desideri approfondire direttamente dalla fonte, la Commissione Europea ha pubblicato una pagina dedicata alle icone europee per l’etichettatura dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e alle relative indicazioni.

EU Icons for labelling AI-generated content – Commissione Europea

Una domanda per te.

Secondo te l’AI Act riuscirà davvero a rendere più trasparente il mondo dell’intelligenza artificiale oppure rischia di creare ulteriore confusione tra fotografia e immagini generate dall’AI?

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