Cosa rende riconoscibile un fotografo?
Viviamo in un’epoca in cui le possibilità di mostrare il proprio lavoro sono praticamente infinite.
Esistono piattaforme dedicate alla fotografia, social network, concorsi internazionali, gallerie online, servizi di promozione e collaborazioni di ogni tipo.
Negli anni ho provato molte di queste strade.
Alcune si sono rivelate estremamente interessanti, altre meno.
Alcune mi hanno dato soddisfazioni, altre semplicemente esperienza.
Ma tutte hanno contribuito, nel bene o nel male, a farmi riflettere su una domanda che oggi considero molto più importante della semplice ricerca di visibilità.
Che cosa rende davvero riconoscibile un autore?

La piattaforma non costruisce l’autore.
È naturale cercare il luogo migliore dove pubblicare il proprio lavoro.
Lo facciamo tutti.
Pensiamo che esista una piattaforma capace di farci emergere, un sito che possa finalmente dare valore alle nostre fotografie o un algoritmo pronto a premiare ciò che realizziamo.
Con il tempo, però, mi sono reso conto che nessuna piattaforma può sostituire il percorso di un autore.
Può offrire strumenti, opportunità e, in alcuni casi, una visibilità importante.
Ma ciò che rende davvero riconoscibile un fotografo nasce altrove.
Nasce molto prima della pubblicazione.

L’identità si costruisce nel tempo.
La parte più importante del nostro lavoro non consiste nel trovare il posto giusto dove mostrare le fotografie.
Consiste nel costruire una visione personale.
Significa sviluppare progetti coerenti, continuare a fotografare, pubblicare con costanza, confrontarsi con altri autori, accettare critiche, esporre il proprio lavoro e continuare a creare anche quando i risultati sembrano lontani.
È un processo lento.
A volte persino frustrante.
Ma è proprio questa continuità che, nel tempo, permette alle persone di riconoscere una fotografia senza dover leggere la firma.
Ed è probabilmente questo il traguardo più importante per qualsiasi autore.
Ho cambiato il modo di investire il mio tempo.
Negli ultimi anni mi sono accorto di aver modificato anche il modo in cui scelgo di investire le mie energie.
Oggi preferisco dedicarle a progetti di lungo periodo.
Alle mostre personali.
Ai libri fotografici.
Alle pubblicazioni.
Alle relazioni costruite con il tempo.
Non perché siano la strada più semplice.
Anzi.
Credo siano tra le più difficili.
Richiedono pazienza, continuità e una visione che va oltre il risultato immediato.
Ma sono anche quelle che mi restituiscono la sensazione di costruire qualcosa di autentico, qualcosa destinato a rimanere anche quando una piattaforma cambia algoritmo o smette di esistere.

La riconoscibilità nasce dalla visione.
Non credo esista una formula valida per tutti.
Ogni fotografo, ogni artista e ogni autore costruisce il proprio percorso in modo diverso.
Quello che ho imparato, però, è che il valore di un’opera difficilmente nasce dal luogo in cui viene pubblicata.
Nasce dalla visione.
Dall’identità.
Dalla coerenza.
Dalla costanza.
E soprattutto dal tempo che siamo disposti a dedicare alla nostra crescita.
La piattaforma può aiutare a far conoscere un autore.
Ma è l’autore che deve costruire qualcosa che meriti di essere ricordato.
Conclusione.
Oggi penso molto meno a quale sia il posto migliore dove pubblicare una fotografia e molto di più a quale direzione stia prendendo il mio percorso.
Perché la vera riconoscibilità, secondo me, non arriva quando una piattaforma ci rende visibili.
Arriva quando qualcuno osserva un’immagine e riesce a riconoscere chi l’ha realizzata ancora prima di leggere il nome dell’autore.
Ed è forse questo il valore più grande di un percorso creativo.
E tu, nel tempo, hai cambiato il tuo modo di vedere la costruzione della tua identità come autore?
Oppure continui a pensare che sia soprattutto la piattaforma a fare la differenza?
Un abbraccio,
Leo

Pensavo che dopo settimane, mesi, anni di commenti dove ti ho fatto notare quanto sia sbagliato “generalizzare”, quanto sia profondamente scorretto cercare di rendere “universale” qualcosa che, al contrario, è assolutamente e squisitamente “personale”…
… invece vedo che continui pedissequamente a “generalizzare”, ancora e ancora.
Anche qui, ricadi nel medesimo errore, con frasi sbagliate e scorrette che non possono assolutamente essere considerate “opinioni” personali… perché non sono per niente opinioni… anzi, sono proprio affermazioni che NON SONO VERE!
Quando scrivi (testualmente):
°°°
“È naturale cercare il luogo migliore dove pubblicare il proprio lavoro.
Lo facciamo tutti.
Pensiamo che esista una piattaforma capace di farci emergere, un sito che possa finalmente dare valore alle nostre fotografie, o un algoritmo pronto a premiare ciò che realizziamo.”
°°°
LO FACCIAMO TUTTI?
Ma come fai a scrivere queste madornalita’?
È semplicemente ASSURDO!
Ma parla per te!
Scrivi
“io l’ho fatto per anni”
o
“Io l’ho sempre fatto”
o
“In molti fanno così”
o
“In molti cercano questo”
Ma non puoi assolutamente permetterti di parlare per TUTTI!
Generalizzazioni continue!
Sorvolo poi su parecchie altre incongruenze, e associazioni “ingessate” di tuoi pensieri sul rapporto causa-effetto, sulle motivazioni per “crescere” o “fotografare”, in rapporto al desiderio o meno di essere riconosciuti, di emergere, di fare conoscere la propria fotografia… perché tanto… è certamente inutile!
Quello che è certo è che tu continui SBAGLIANDO enormemente a cercare di rendere universale qualcosa che è tuo personale…a GENERALIZZARE!
Ah Leonardo, mi ero dimenticato che alla fine dell’articolo hai posto due domande a tutti i lettori, evidenziandole addirittura in grassetto.
Ti dettaglio la mie risposte:
1° Domanda:
“E tu, nel tempo, hai cambiato il tuo modo di vedere la costruzione della tua identità come autore?”
Risposta:
Sinceramente, in oltre 49 anni che faccio fotografia, che la studio e la pratico, non mi è mai importato nulla della mia identità come “autore”.
Le mie motivazioni per fare fotografia sono decisamente altre, non certo quelle di essere riconosciuto come “autore”.
2° Domanda:
“Oppure continui a pensare che sia soprattutto la piattaforma a fare la differenza?”
Risposta:
A parte il fatto che quel “continui a pensare” da praticamente per scontato che tutti “usino la piattaforma” per esporre e diffondere la propria fotografia (e non è vero)…
…nel mio caso, non avendo mai usato la “piattaforma”, non la considero nemmeno per la mia fotografia! Proprio non mi interessa!
Come risulta evidente, il mio caso, non risponde in modo affermativo né una, né all’altra domanda!
Sono io allora che ti chiedo Leonardo:
Tu, invece, perché sei così affascinato, quasi “ossessionato” dal provare, cercare, e aspirare ad essere riconosciuto nella tua fotografia, cosa che si legge con assoluta evidenza in quasi tutti i tuoi articoli?
Walter ciao,
Rispondo ad entrambi i commenti.
I miei articoli esprimono semplicemente il mio modo di vedere la fotografia.
Non hanno la pretesa di essere verità universali e non credo sia necessario specificare “secondo me” in ogni passaggio.
Ognuno è naturalmente libero di condividere oppure no.
Per rispondere alla tua domanda, quando parlo di essere riconoscibile non intendo essere famoso o cercare approvazione. Intendo costruire un’identità fotografica, uno stile che faccia dire a qualcuno: “Questa fotografia è tua”, ancora prima di leggere la firma.
Per me questo è il significato di identità. Poi, naturalmente, ognuno vive la fotografia secondo le proprie motivazioni, ed è giusto che sia così.
Senti Leonardo,
l’italiano è una lingua bellissima,e tutte le parole sono nel vocabolario!
Pertanto non venirmi a raccontare delle favole per provare a giustificare le tue assurde “generalizzazioni” che scrivi sempre, ancora, e ancora, e ancora, e ancora, e ancora, e ancora!
Non puoi assolutamente scrivere che (testualmente) “i miei articoli esprimono semplicemente il mio modo di vedere la fotografia”
Perché scrivi inoltre che non credi sia necessario specificare “secondo me” in ogni passaggio…e io ti rispondo:
Ma tu credi che mi puoi prendere per i fondelli in questo modo?
Perché nel momento stesso in cui tu scrivi (sempre testualmente):
“È naturale cercare il luogo migliore dove pubblicare il proprio lavoro. Lo facciamo tutti”
…nel momento stesso in cui scrivi questo tu mi stai prendendo per i fondelli…o, ancora peggio, mi stai prendendo per scemo! E con me, prendi per i fondelli o per scemo tutti coloro che hanno letto, che leggono e che leggeranno questo articolo e questi commenti.
Perché tanto per chiarirti il significato in “Italiano” quando si scrive:
“LO FACCIAMO TUTTI”
NON significa affatto “LO FACCIO IO” oppure lo fanno in diversi, ecc…
…significa proprio “LO FACCIAMO TUTTI” e significa affermare che è una prassi “UNIVERSALE” che tutti fanno…come “bere”, “mangiare”, “andare di corpo”, ecc.
E dal momento che NON È VERO che LO FACCIAMO TUTTI… smettila non solo di generalizzare ma smettila anche di prendere per i fondelli, o prendere per scemi tutti i lettori!!!
Sperando che sia chiaro il concetto, e che tu la smetta di “tirare il sasso” e poi di “nascondere la mano” e di “negare l’evidenza” come un bambino che nega di essere stato lui a mangiare la marmellata, nonostante abbia ancora le dita dentro il vasetto e la boccuccia sporca di marmellata di arance…
… passiamo ora alla tua risposta sulla domanda che ti ho fatto.
Tu mi scrivi che quando parli di essere riconoscibile intendi il costruire un’identità fotografica, uno stile che faccia dire a qualcuno “questa fotografia è tua” ancora prima di leggere la firma.
…ma guarda Leonardo che di questo ne abbiamo già parlato, soprattutto dal vivo a Pistoia, e ti avevo già fatto notare che sono pochissimi coloro che sono “riconoscibili” per questo…
…in quella sede, ti avevo ben fatto notare che, da sempre, quelli che sono riconoscibili per la loro identità fotografica, e per il loro stile, sono fotografi che hanno “aperto un filone” al quale poi in molti sono “andati dietro”…
… ora Leonardo, tu sei uno che nella stragrande maggioranza delle tue immagini fai il “giochino di luci ed ombre” con un contrasto molto “spinto”, che fanno decine e decine di migliaia di persone in Italia, per non dire centinaia e centinaia di migliaia in Italia…e milioni e milioni di persone in tutto il mondo, ed è (fidati perché ho visto centinaia di mostre, fiere e festival in anni e anni di frequentazione) praticamente impossibile distinguere le fotografie di un Leonardo Bandinelli qualsiasi dalle centinaia di migliaia di altri fotografi che fanno la stessa tipologia di fotografia…
…non è che quando si vedono le tue immagini qui, nel tuo sito, o nelle tue mostre, si vede l’originalità di uno spunto che apre un filone che può o potrebbe essere poi seguito da altri e che lo rende riconoscibile come magari lo è stato per gli straordinari “mossi” di Ernst Haas”, o per il minimalismo di linee e colori di Franco Fontana…o, per venire ad un autore ancora più contemporaneo ai lavori fotografici di David LaChapelle.
No, quando si vedono le tue fotografie si vedono immagini uguali a quelle di centinaia di migliaia di altri fotografi che le hanno realizzate anche molto molto prima di te, poi ne sono arrivate altre realizzate quando le tue, poi ancora altre realizzate dopo le tue…e la tua fotografia si trova in mezzo a un “oceano” di immagini in cui è praticamente impossibile riconoscerle, riconoscere un’identità fotografica, o uno stile.
Visto che in diversi articoli emerge questo tuo desiderio, e visto che me lo hai ripetuto e specificato dal vivo… la domanda che ti pongo ora è questa:
Ma tu pensi davvero di poter arrivare ad essere riconoscibile, e costruire uno stile e un’identità fotografica… facendo il giochino delle “luci ed ombre” ad alto contrasto?
Oppure pensi di che la tua fotografia ti possa identificare e portarti ad essere riconoscibile perché “emerge” come quella che “emerge” dalle fotografie di Haas, di Fontana, e di LaChapelle?
Walter, io scrivo così e continuerò a scrivere così.
Se il mio modo di esprimermi non ti piace, me ne faccio una ragione.
Non ho mai detto di voler aprire un nuovo filone, né tantomeno di avvicinarmi ai nomi che hai citato.
Quando parlo di identità intendo semplicemente questo: il mio modo di fotografare, il mio stile, quello che sto cercando di costruire nel tempo.
Fotografia uguale a migliaia, milioni e miliardi di altri? Pazienza.
Se un giorno qualcuno guardando una fotografia penserà “questa è di Leonardo”, per me sarà una soddisfazione. Se invece non accadrà, pazienza anche qui. Non è una gara con gli altri e non ho alcun bisogno di dimostrare di essere migliore di qualcuno.
Tu la vedi diversamente. Io la vedo così e continuo serenamente per la mia strada.
“Se un giorno qualcuno guardando una fotografia penserà: questa è di Leonardo, per me sarà una soddisfazione.”
…si, buonanotte!
Con quel tipo di fotografia, le uniche persone che potranno dirtelo saranno tua moglie, o tua zia, o il tuo miglior amico…
…se la tua fotografia è uguale a quella di centinaia di migliaia in Italia, e milioni e milioni nel mondo…e tu, di questo, dovresti essere cosciente (altrimenti menti a te stesso)…
…come fa ad essere “conosciuta” e ancora più “riconosciuta” nel panorama fotografico nazionale, o addirittura internazionale?
Sei uno che fa uno dei tipi di fotografia più inflazionati che ci siano, dove sembrano quasi tutte prodotte con lo “stampino”, copie di copie di copie di copie di copie di copie (periodico)…mi spieghi come può”essere riconosciuta come una foto di Leonardo?
In giro per mostre, rassegne, fiere, festival, perfino in decine e decine di foto Club ne ho viste migliaia e migliaia e migliaia…e mai e poi mai nessuno potrebbe dire questa è di Marco, questa è di Filippo, questa è di Antonella, questa è di Leonardo, questa è di Federica, questa è di Bruno, ecc. ecc. ecc.
Attenzione che l’illusione è spesso una “trappola” che poi ti sbatte la verità in faccia!
Non credi?
In attesa della tua risposta (anzi, risposte, perché c’è più di una domanda), chiudo questo commento dicendoti che NO!
MA PROPRIO NO!
Non puoi affatto scrivere così, punto!
Non puoi scrivere che “TUTTI FANNO COSÌ”
Non puoi scrivere “LO FACCIAMO TUTTI”
Ma come TI PERMETTI?
Ma chi ti dà il diritto di parlare a nome di tutti?
Ma chi ti credi di essere?
Tu stai scrivendo cose FALSE!
Indiscutibilmente FALSE!
Indubitabilmente FALSE!
E poi hai anche l’ arroganza di scrivere “Io scrivo così e continuerò a scrivere così”?
Ma come ti permetti?
SMETTI DI PARLARE PER TUTTI!
SMETTI DI ATTRIBUIRE I TUOI PENSIERI O LE TUE TEORIZZAZIONI A TUTTI!
E se uno ti fa notare che stai scrivendo cose FALSE, che stai indiscutibilmente scrivendo MENZOGNE…abbi almeno il pudore e l’umiltà di scrivere, hai ragione, ho sbagliato, non scriverò mai di nuovo a nome di TUTTI!
Cosa fai Leonardo?
Non rispondi più nemmeno alle domande specifiche che ti si fanno nei commenti?
Resto in attesa.
Ma dimmi una cosa Leonardo, che senso ha tenere un Blog dove sono previsti i commenti agli articoli…se poi non rispondi nemmeno alle domande specifiche che ti vengono fatte?