Introduzione personale

Mi capita spesso di riguardare vecchie foto. Alcune non hanno mai ricevuto grande attenzione sui social. Eppure sono quelle a cui resto più legato, quelle che mi sembrano ancora vive. Questo mi fa riflettere: sto fotografando per un pubblico veloce o per qualcosa di più profondo?

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Il potere invisibile dell’algoritmo

L’algoritmo ama i colori accesi, i volti in primo piano, i formati verticali. Ama la chiarezza, la didascalia breve, la leggerezza. Ma io no. Io amo le ombre, i dettagli nascosti, le immagini che chiedono tempo. E qui nasce il conflitto.

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Resistere con stile

I miei lavori più intensi, quelli esposti in galleria o selezionati per concorsi, sono spesso quelli ignorati sui social. Ed è giusto così. Perché non cerco conferme facili, cerco connessioni vere.

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Il rischio di svendersi (senza accorgersene)

Non sto dicendo che sia sbagliato piacere. Ma piacere subito, piacere a tutti, piacere per forza… quello sì, mi spaventa. È un piacere che consuma, non che costruisce.

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Creare per restare

Ogni immagine che resiste al tempo è un piccolo atto di resistenza. La mia fotografia non è fatta per piacere subito. È fatta per restare. Anche quando nessuno la guarda.

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Tabella di sintesi per il lettore

Fotografare per l’algoritmoFotografare per restare
Immagine accattivanteImmagine profonda
Formato ottimizzatoFormato scelto con libertà
Successo immediatoConnessione duratura
Compromessi stilisticiFedeltà alla propria visione
Like in piùSenso in più

Conclusione

Ogni immagine che resiste al tempo è, nel suo piccolo, un atto di resistenza.

La mia fotografia… non credo che sia fatta per piacere subito.
Spero solo che sia fatta per restare. Anche quando magari non riceve attenzione, o non funziona sui social.

Mi viene spesso da paragonare tutto questo alla musica.
Oggi si ascolta musica che funziona, che entra in testa subito, che si balla nei video da 15 secondi e poi… sparisce.
Musica piacevole, certo. Ma che viene dimenticata nel giro di qualche settimana o mese.

Ecco, io credo che anche nella fotografia stia accadendo qualcosa di simile.
Un’immagine che ha senso solo nello scroll veloce è come una hit estiva: funziona subito, ma non lascia nulla.
Invece la fotografia che cerco di fare io… è come un disco che magari non capisci al primo ascolto, ma che poi torna, e resta.
Un disco che ti cambia qualcosa dentro, anche se non è nella top 10.

Ultimamente pubblico sempre meno. Forse per stanchezza, forse perché vedo troppe immagini tutte uguali, troppo pensate per piacere, troppo levigate per essere vere.
E soprattutto: vedo sempre meno dialogo.
Nessuno discute, nessuno argomenta, nessuno critica. Tutto scorre troppo veloce.

Eppure, oggi i social restano il principale strumento per costruirsi una reputazione.
Lo sappiamo. C’è poco da fare.

Allora forse si tratta solo di resistere.
Continuare a creare secondo la propria visione, anche se questo vuol dire rallentare, pubblicare meno, accettare di non inseguire.

I social sono un flusso veloce: si guarda e si scrolla, si guarda e si scrolla.
Ma l’arte… ha bisogno di tempo.

E tu che leggi, che crei o semplicemente osservi …

Secondo te i social sono davvero il posto giusto per la fotografia che vuole durare?

Le mie opere

Se sei curioso di vedere le fotografie di cui parlo e che porto avanti con questa visione,
ho aperto una pagina dedicata ai miei lavori: una selezione di opere disponibili per l’acquisto,
pensate per chi ama la fotografia che non rincorre le mode, ma cerca di durare nel tempo.

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Grazie per aver letto fino in fondo.

Un abbraccio, Leo

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