Introduzione.
Prima di entrare in un tema a me caro (le mostre fotografiche e il ruolo del curatore), chiedo scusa per il ritardo nella pubblicazione di un nuovo articolo.
È stato un periodo piuttosto intenso, pieno di impegni e progetti che mi hanno assorbito completamente.
Ne approfitto inoltre per presentarvi una novità a cui tengo molto: le mie stampe sono finalmente disponibili online.
Se ti va di dare un’occhiata, puoi farlo cliccando su questo link: vai alle stampe
E ora veniamo all’articolo di oggi, nato da una riflessione personale che riguarda una figura centrale, almeno sulla carta, nel mondo dell’arte: il curatore.
Riflessione personale su un ruolo sempre più ambiguo.
Negli ultimi anni ho partecipato a diverse mostre fotografiche, alcune più visibili, altre più intime.
In quasi tutte, mi sono ritrovato a fare i conti con una figura che, almeno in teoria, dovrebbe avere un ruolo centrale nel percorso di un artista: il curatore.
Il problema è che, per esperienza personale, mi chiedo sempre più spesso se il curatore curi davvero qualcosa, o meglio: curi davvero qualcuno.

La promessa non mantenuta.
Quando si parla di curatore, si immagina qualcuno che seleziona, valorizza, racconta e, soprattutto, accompagna l’artista.
Si immagina un rapporto di confronto, di scambio, magari anche di crescita.
Ma quello che ho vissuto è stato molto diverso.
Una volta iniziata la mostra, e ancor di più una volta finita, il curatore sparisce.
Nessun confronto, nessun commento, nessuna presenza.
E non è che io pretenda attenzioni continue o privilegi: semplicemente, mi aspetterei una figura che rimanga in contatto, che almeno si interessi al percorso dell’artista che ha deciso di esporre.

Curatori o semplici commercianti?
Forse ho solo incontrato persone che curatori non sono, ma che si presentano come tali per dare un tono più professionale a un’attività che, nella sostanza, è molto più vicina al commercio.
Molte mostre sono a pagamento, proposte con modalità standardizzate, quasi preconfezionate.
E l’attenzione all’opera o al linguaggio dell’artista sembra essere l’ultimo dei pensieri.
In questi casi, il curatore è più un intermediario, un affittuario di spazi espositivi.
Il rischio è che l’intera esperienza si svuoti di significato.

Mi chiedo se il problema sia mio
Non ho mai insistito, non ho mai cercato di “coltivare” questi rapporti.
E forse questa mia attitudine ha influito.
Ma davvero tutto dovrebbe dipendere dalla capacità dell’artista di inseguire il curatore?
Non dovrebbe essere anche il contrario?
Mi interrogo spesso su questo. E mi rendo conto che la parola “curatore” viene oggi usata in maniera molto ampia, a volte abusata.
Il suo significato profondo, quello di prendersi cura, è spesso assente.

La mia esperienza: tabella riepilogativa.
| Aspettativa sul curatore | Realtà vissuta |
|---|---|
| Guida e supporto nel percorso artistico | Presenza iniziale, poi sparizione totale |
| Interesse verso l’opera | Approccio standardizzato e distaccato |
| Dialogo e confronto | Nessun seguito dopo la mostra |
| Valorizzazione dell’artista | Nessuna vera promozione o coinvolgimento |
| Cura e selezione | Offerta di mostre a pagamento preconfezionate |
E tu cosa ne pensi?
Hai mai avuto a che fare con curatori o gallerie?
Ti sei sentito seguito, valorizzato, oppure anche tu hai avuto la sensazione di essere solo un nome in un elenco?
Scrivimi nei commenti, mi interessa davvero sapere cosa ne pensano gli altri artisti.
Prima di chiudere la pagina, ti ricordo che …
Trovi tutti i miei articoli a questo link e non dimenticarti di visitare la mia mostra virtuale a questo indirizzo.
Un abbraccio
Leo
