Popolare o sperimentale?

Quando penso all’arte, che sia musica, fotografia o qualsiasi altra forma, mi chiedo spesso se sia meglio cercare un successo immediato o nel tempo.
Da una parte ci sono le opere “popolari”, quelle che parlano un linguaggio semplice e immediato, capaci di avere un riscontro veloce. Dall’altra, ci sono lavori più complessi e sperimentali, che non tutti comprendono subito ma che, secondo me, hanno bisogno di tempo per essere apprezzati.

Il rischio di snaturarsi

A volte mi domando: “non sarebbe meglio provare a fare qualcosa di più facile, che segua il cosidetto trend e che possa piacere subito e a più persone, anche se non rientra davvero nella mia visione?”.
La tentazione c’è, perché in certi momenti può sembrare la strada più semplice. Però, per come la vedo io, snaturarmi non avrebbe senso. Preferisco continuare su questa strada, con la speranza che prima o poi arrivi il momento in cui il mio linguaggio venga compreso e riconosciuto e che qualcuno si accorga di me.

Ritratto drammatico in bianco e nero che richiama l’idea del valore che resta oltre il successo immediato.

Il paragone con la musica

Se penso alla musica, credo che il confronto sia molto chiaro. Ci sono artisti che hanno fatto successo immediato con canzoni semplici e orecchiabili (quello che stiamo vivendo oggi), ma che quasi nessuno ricorda. Poi ci sono i grand, come ad esempio i Pink Floyd, Genesis, he Police, U2, The Cure, Depeche Mode, per dirne alcuni, che agli inizi proponevano musica non facile, spesso criticata, eppure proprio grazie alla loro coerenza oggi sono considerati leggende.

Ritratto in bianco e nero ad alto contrasto che riflette il dilemma tra successo immediato e valore nel tempo.

L’esempio dei White Lies

Un esempio attuale sono i White Lies (per chi ama la buona musica, vada ad ascoltarli), tra le mie band preferite. Già dal loro primo album “To Lose My Life” del 2009 (omonimo singolo che li fece esplodere), hanno mostrato un suono darkwave e post-punk revival che non era certo pensato per scalare le classifiche. Nonostante questo, sono rimasti fedeli alla loro “visione sonora” ed hanno costruito un seguito fedele che li accompagna ancora oggi.

Non hanno mai cercato di diventare una band da stadio come i Coldplay: hanno continuato a fare la loro musica, con testi cupi e atmosfere particolari. Non saranno un fenomeno di massa, ma hanno trovato un equilibrio che gli permette di vivere dignitosamente di musica, rimanendo fedeli a sé stessi.

Per me questo è un punto fondamentale: non serve piacere a milioni di persone, basta avere una comunità di appassionati veri che ti sostiene nel tempo. È un po’ quello che molti chiamano la regola dei “1000 true fans”: anche senza numeri stellari, si può vivere dignitosamente della propria arte, restando coerenti con la propria visione.

Ritratto in bianco e nero ad alto contrasto che riflette il dilemma tra successo immediato e valore nel tempo.

Il parallelo con la ristorazione

Lo stesso, secondo me, vale nella ristorazione. Quante volte capita di scoprire un piccolo ristorante dove si mangia davvero bene, con piatti curati e preparati con amore? Sono luoghi di nicchia, senza confusione, che si distinguono proprio per la qualità e l’attenzione ai dettagli.
Non fanno numeri stellari, non attirano folle da stadio, ma riescono comunque a guadagnare e a vivere dignitosamente del loro lavoro. E questo basta, perché sanno di non essere per tutti, ma proprio per questo rimangono unici e appagati.
Il problema nasce quando questi posti, crescendo, cercano di accontentare tutti: il rischio è che perdano quell’anima che li distingueva all’inizio. Magari guadagnano di più nel breve periodo, ma a lungo andare rischiano di smarrire il loro valore. E con il valore, anche i clienti.

Il valore di ciò che fa sognare

Per me, il vero valore di un’opera, quello che resta, che sia una canzone o una fotografia, si misura in un modo molto semplice: se chiudendo gli occhi riesce a farmi sognare.
Quando ascolto un brano e la musica mi porta altrove, o quando dopo aver visto un’immagine continuo a pensarci e a immaginare scenari, allora sento che lì c’è qualcosa che conta davvero.
Non è più solo un’esperienza visiva o sonora: diventa qualcosa che entra dentro, che fa star bene, che lascia un segno interiore. E credo che sia proprio questa capacità di farci sognare che distingue ciò che ha un valore profondo da ciò che invece rimane solo in superficie.

Costruire qualcosa che resti

Io mi sento più vicino a questo approccio. Non penso che la mia fotografia nasca per piacere subito o a chiunque e magari mai piacerà. Quello che cerco, per quanto mi riguarda, è costruire un percorso autentico. Il valore che resta. Non so se resterà (sogno comunque di lasciare un’eredità a mia figlia), ma almeno so che non sto tradendo me stesso e cerco di fare quel che sento nella speranza che un giorno qualcuno si accorga di me.

Ritratto urbano in bianco e nero che evoca il confronto tra popolarità e autenticità.

La domanda aperta

E quindi arrivo al punto: meglio cercare un successo immediato, magari adattandosi a quello che il pubblico vuole, magari di più facile approccio, oppure restare fedeli (il valore che resta) al proprio linguaggio, anche se ci vuole tempo perché venga compreso? Ammesso che accada.

Tabella riepilogativa

Successo immediato (popolare)Successo nel tempo (sperimentale/di nicchia)
Piace subito a un pubblico ampioRichiede tempo per essere compreso
Porta visibilità rapidaCostruisce credibilità nel lungo periodo
Rischia di essere dimenticatoHa più possibilità di lasciare un segno
Linguaggio semplice e direttoLinguaggio personale e più complesso
Guadagno veloce ma instabileGuadagno costante e sostenibile
Segue le mode del momentoResta fedele a una visione autentica

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Leo

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