Cosa sono la responsabilità ed il rispetto in fotografia?
“Responsabilità e rispetto”, vuole essere una riflessione prima della pausa estiva. Ci risentiremo a Settembre. Nel frattempo non perdetevi i miei contenuti su Instagram.
Fotografare non è mai un gesto neutro.
Ogni volta che alzo la macchina fotografica per inquadrare qualcuno, mi chiedo quale sia davvero il mio ruolo.
Osservo, è vero.
Ma sto anche interpretando, selezionando, decidendo cosa mostrare e cosa lasciare fuori.
La fotografia non è solo tecnica o composizione, ma anche coscienza.
Che si tratti di un volto incontrato per strada o di un paesaggio incontaminato, il mio sguardo ha un impatto.
E allora mi chiedo: fino a che punto ho il diritto di osservare senza interferire?

Ritrarre le persone: il rispetto prima dello scatto
Immagina una scena urbana: una persona assorta nei suoi pensieri, la luce che la isola dal caos circostante.
Scatto o mi trattengo?
In quei secondi decisivi, non c’è solo l’urgenza creativa: c’è anche il rispetto.
Quella persona sa di essere osservata? Ha scelto di esserlo?
Personalmente, ammetto che questo è un punto per me delicato.
Spesso mi sento a disagio nel ritrarre le persone, soprattutto nel momento in cui incrociamo lo sguardo.
È come se il semplice atto di scattare rompesse una barriera invisibile.
Forse anche per questo, molte delle mie fotografie mostrano persone di spalle, in silhouette o immerse nelle ombre.
Non è il motivo principale delle mie scelte stilistiche, ma sicuramente influisce sul modo in cui osservo e racconto la realtà.

Fotografare la natura: quando lo sguardo diventa intrusione
Premesso che la natura non mi attrae, fotograficamente parlando, credo che ogni fotografo, prima o poi, si fermi a riflettere su questo discorso dell’intrusione.
Non per limitare il proprio lavoro, ma per renderlo più consapevole.
L’etica non è un freno alla creatività, ma un modo per darle più valore.
Ma qui sarebbe interessante un parere di chi pratica questo genere fotografico.

Tabella riepilogativa
| Tema | Riflessione |
|---|---|
| Fotografia e osservazione | Ogni scatto è una scelta, non un atto neutro |
| Persone | Il rispetto e il consenso sono fondamentali |
| Natura | L’ambiente va fotografato con attenzione, senza alterarlo |
| Responsabilità | Il fotografo non è invisibile: ha un impatto, anche solo osservando |
E tu?
Ti sei mai trovato a chiederti se fosse giusto scattare una certa fotografia?

Quindi …
Come detto all’inizio Noi ci risentiremo a Settembre.
Auguro a tutti Voi buone vacanze.
Nel frattempo vi lascio qualche link interessante :
Un abbraccio, Leo

[…] Responsabilità e rispetto […]
Ciao, ho visto che hai citato il mio articolo “Responsabilità e rispetto” sul tuo blog. Ti ringrazio per aver inserito il link alla fonte, apprezzo molto la correttezza nella condivisione dei contenuti.
Allora Leonardo, prima di entrare nel merito di questo tuo nuovo articolo (ti scriverò le mie considerazioni in un commento separato), vorrei farti notare un bel problema, nella “gestione” che tu hai, sulle risposte ai commenti.
Ora, non è che sia obbligatorio rispondere ai commenti…ma è certamente consigliabile, anche per il semplice rispetto…
…verso chi ha speso tempo e impegno a scriverli…
…e verso tutti i fruitori che nelle settimane, mesi e anni successivi, si troveranno a leggere i commenti, senza avere un quadro completo sul pensiero dell’autore degli articoli.
Negli ultimi mesi, non posso non notare che non solo lasci “appese” considerazioni, o constatazioni, o contrasti, o divergenze, ecc. senza rispondere ai commenti…
…dato questo che, da già solo… “non va bene”…ma in determinati casi, e sono ben più di uno, tu posti un tuo ultimo commento in risposta, affermando:
“Mi rileggo con calma il tuo commento, perché merita di essere analizzato con molta cura, e ti rispondo”
Lo hai fatto il 6 Aprile 2025 sui commenti all’articolo “Contro l’algoritmo social, fotografare per restare, non per piacere”…ma poi…non hai più risposto.
Lo hai rifatto il 7 Giugno 2025 sui commenti all’articolo “Quando sono le ombre in fotografia a raccontare”…ma poi…non hai più risposto.
E lo hai rifatto ancora il 7 Luglio 2025 questa volta addirittura per e-mail, a riguardo dei commenti sull’articolo “Sbagliare in fotografia: ciò che nessuno vedrà mai”…ma poi…non hai più risposto…
…visto che (25 giorni dopo), sei uscito con un nuovo articolo, che può portare ad altri commenti.
Ora, tu puoi certamente non rispondere ai commenti di chi si affaccia al tuo blog e legge i tuoi articoli… anche se non è molto corretto, né molto “edificante”…
…ma almeno non scrivere commenti come “devo riflettere su quanto hai scritto, e poi ti rispondo”…
… almeno questo non farlo, così…chi legge il tuo “silenzio”, almeno non si sente preso “in giro”.
Caro Walter, hai perfettamente ragione.
Ti chiedo sinceramente scusa per non averti risposto prima, soprattutto considerando il tempo e l’attenzione che dedichi sempre ai tuoi commenti.
So bene quanto valga ricevere riflessioni così articolate e sentite, e non vedo davvero l’ora di leggere anche il tuo pensiero sull’articolo.
Negli ultimi 20 giorni sono stato sommerso da mille cose, ma questo non è certo un motivo valido per non rispondere.
Se si apre un blog e si invitano le persone al confronto, bisogna anche trovare il tempo di esserci.
Recupero tutto con piacere e, credimi, ti risponderò con la cura che meriti.
Abbi fede!
Leonardo
Tu scrivi : “Fotografare non è mai un gesto neutro”…che è una frase che può voler dire tutto e niente nello stesso tempo!
Frase quindi assolutamente “decontestualizzata”…per capire meglio, quindi, andiamo avanti a leggere:
“Ogni volta che alzo la macchina per inquadrare qualcuno, mi chiedo quale sia davvero il mio ruolo”.
Il tuo “ruolo”?
Non so dove lo sei andato a pescare questo termine…ma anche facendo finta di “andare dietro” a un termine simile, posso dirti che non ha molto senso il fatto che tu lo abbia inserito in una frase che inizia con “Ogni volta che alzo la macchina per inquadrare qualcuno…”…
…ma Leonardo… il tuo “ruolo” (che termine infelice) è determinato direttamente dal “Perché fai fotografia”!!!
Di conseguenza non esiste “ogni volta che alzo la macchina”…
Ancora… scrivi:
“E allora mi chiedo: fino a che punto ho il diritto di osservare senza interferire”?
Beh Leonardo, se “osservi” e non “interferisci”, e sei in luoghi “pubblici”, o comunque non privati e intimi…
…dal momento che non interferisci, nessuno ti vede, ti nota, si accorge della tua presenza, e/o comunque non ne è condizionato, ecc… quindi non c’è un “punto”, né un “fino a che punto”.
Poi fai un esempio con una domanda che, scusa Leonardo, ma è palesemente “retorica”…
“Scatto o mi trattengo?”
“Quella persona sa di essere osservata? Ha scelto di esserlo?”
Nessuno ha “scelto di essere osservato” per la strada…a meno che non si stia esibendo per qualche evento, o come artista di strada ecc…
Quindi che razza di domanda è?
Sul fatto di sapere di essere osservata, invece, dipende da quello che fai tu…
… personalmente, se vedo che un potenziale soggetto per la strada si accorge della mia presenza… allora lascio perdere…me ne vado e non alzo nemmeno la fotocamera…io fotografo esclusivamente con i soggetti inconsapevoli…
… questo risponde sia alla mia esigenza di una genuinità e spontaneità assoluta della mia street photography…che al rispetto dei soggetti ritratti che, in quanto inconsapevoli, non hanno alcuna possibilità di sentire alcuna “mancanza di rispetto” (oltre ad alcune categorie di persone che, a parte determinate ed eccezionali circostanze e motivazioni, non andrebbero mai fotografate).
Pertanto NON sono per niente d’accordo con te quando, nella tua tabella riassuntiva, scrivi:
Persone => Il rispetto e il consenso sono fondamentali.
Ognuno fa fotografia come vuole e nel modo che ritiene opportuno, per quanto mi riguarda posso dirti che:
Il rispetto c’è, visto che, in quanto inconsapevoli, non imponi non forzi in alcun modo la fotografia…
…il CONSENSO NO! Proprio No!
Se io aspetto il consenso delle persone che fotografo… intanto nella street photography non colgo l’attimo…non registro un momento significativo colto nell’apparente banalità del quotidiano…e la mia street photography va a farsi benedire…ma poi, ammesso che arrivi poi il consenso della persona… la fotografia diventerà un “ritratto” o un “ritratto ambientato” o una sorta di “reportage urbano” con l’immagine di quella persona palesemente “impostata” e “condizionata”…
Pertanto NO! Il consenso non è affatto fondamentale, ANZI, è da evitare assolutamente!
Non sono d’accordo nemmeno sull’ultima casella della tabella:
Responsabilità => Il fotografo non è invisibile, ha un impatto, anche solo osservando.
Eh NO!
Proprio NO!
Se fai street photography, con i soggetti inconsapevoli, cercando di cogliere momenti spontanei e significativi nello scorrere del flusso della vita, dopo un po’ (ma neanche tanto) diventi davvero invisibile…e se nessuno ti vede non hai nessun impatto nemmeno mentre scatti… figurati “solo osservando”.
Troppe “generalizzazioni” Leonardo…troppe.
Caro Walter,
ti ringrazio davvero per questo commento così lucido, dettagliato e senza filtri — come nel tuo stile.
Capisco bene le tue osservazioni e le rispetto profondamente. Quando scrivo che “fotografare non è mai un gesto neutro”, non intendo dare una verità assoluta, ma condividere una sensazione personale. In certe situazioni, soprattutto quando avverto uno scambio di sguardi o una presenza troppo forte da parte mia, mi capita di interrogarmi. Non sempre, ma a volte sì. Ecco perché uso, forse impropriamente, la parola “ruolo”: è il modo con cui cerco di dare un senso a ciò che sto facendo in quel momento.
Sul tema del consenso, so bene che nella street photography non si chiede un’autorizzazione. Io stesso non lo faccio. Ma quando scrivo “rispetto e consenso”, parlo più di un atteggiamento interiore che di una pratica tecnica. Non è un dogma e capisco perfettamente la tua posizione, anzi la condivido in molti aspetti. Anch’io, se sento di aver invaso lo spazio di qualcuno, preferisco non scattare. E forse anche per questo, come sai, molte delle mie immagini mostrano persone di spalle, in ombra o in silhouette.
Sulla responsabilità, infine: è vero, il fotografo può diventare invisibile, e tu lo sei spesso per scelta e per esperienza. Io, in certe occasioni, sento invece di avere un impatto, anche minimo, anche solo osservando. È qualcosa che riguarda più me stesso che il soggetto. Ed è su questo che ho voluto riflettere.
Confrontarmi con te, con la tua sincerità, lo apprezzo davvero tanto.
Da quando ci siamo conosciuti ho imparato a stimarti come persona diretta, con una cultura sicuramente superiore alla mia — e questi tuoi commenti, anche se possono sembrare aspri, li accetto con piacere. Lo sai, ormai mi conosci.
Grazie ancora per aver portato così tanto contenuto e confronto. Il tuo punto di vista è sempre prezioso.
Un caro saluto
Leonardo
Beh Leonardo, complimenti per la tua risposta…non era facile rispondere così, ma tu ci sei riuscito.
Solo un paio di precisazioni:
1) Quando tu mi scrivi che l’affermazione ‘xxx xxxx xxxxxxxx xxxxxx” e/o in altri casi l’affermazione “yyyyy yyyyy yyyyyyy yyy yyyyy” o in altri casi ancora l’affermazione “zz zzzzzz zzz zzzzzz” …
… quando tu scrivi che con queste affermazioni non intendi dare una verità assoluta, ma condividere una sensazione personale (lo hai scritto non solo oggi, ma anche altre volte)… porti alla luce tu stesso una “criticità”, perché il problema Leonardo è che nei tuoi articoli, non presenti affatto queste affermazioni come “sensazioni personali” … ma le presenti appunto come “verità”…e questo le fa apparire come “generalizzazioni”.
2) La seconda precisazione riguarda la tua frase:
“Anch’io, se sento di aver invaso lo spazio di qualcuno, preferisco non scattare. E forse anche per questo, come sai, molte delle mie immagini mostrano persone di spalle, in ombra o in silhouette”.
Io non credo, Leonardo, che sia per questo; non ti conosco abbastanza, ma non credo sia per questo…
…il motivo risiede sempre sulla base di tutte le premesse, che non mi stancherò mai di ripetere:
TUTTO PARTE DAL PERCHÉ SI FA FOTOGRAFIA, TUTTO PARTE DA LÌ, E TUTTO DIPENDE DA QUELLO!
Quindi, il motivo risiede nel perché tu fai Fotografia… e la differenza tra il mio modo di fare Street Photography e il tuo modo di fotografare… è determinata dal fatto che io fotografo per motivi diversi dai tuoi…
…e di questo sono certo, visto che tu fotografi perché:
“Perché la fotografia è la tua visione, il tuo modo di esprimerti. È il mezzo con cui cerchi di raccontare ciò che non riesci a dire a parole”
Di conseguenza, penso proprio che il fatto che:
“molte delle tue immagini mostrano persone di spalle, in ombra o in silhouette”…dipenda dal perché tu fai fotografia…
… penso che dipenda da questo…e…
…e forse in piccola parte anche per un motivo aggiuntivo, determinato da uno stadio supplementare (anzi, non “supplementare”…ma “diverso”) che tu non hai ancora raggiunto…
…ma non fraintendermi…non lo hai ancora raggiunto non perché non sei capace di “raggiungerlo”…ma probabilmente perché non ti interessa affatto “raggiungerlo”… perché, come ti ho detto, è tutto correlato e derivante dal perché si fa Fotografia…e il tuo perché…
…ti porta in un’altra direzione…
Caro Walter,
ti ringrazio davvero per aver voluto continuare il confronto con la stessa sincerità e profondità che ti contraddistingue. Ti assicuro che apprezzo molto le tue parole iniziali: sapere che la mia risposta è arrivata nel modo giusto, per me è importante.
Hai perfettamente ragione quando sottolinei che alcune frasi, nei miei articoli, possono apparire come affermazioni assolute e non come semplici sensazioni personali. È un punto che prendo molto sul serio.
Ammetto che a volte, preso dal flusso della scrittura, non specifico a sufficienza che sto parlando dal mio punto di vista. Ma è esattamente così: io non ho alcuna pretesa di definire regole o verità per gli altri.
Cercherò di stare più attento in futuro, perché la forma con cui si esprimono le idee, soprattutto nei testi scritti, ha un peso che non va sottovalutato.
Sul secondo punto, ti ringrazio sinceramente per la lettura che hai fatto del mio lavoro. Quando dici che tutto parte dal perché, tocchi un punto fondamentale che condivido pienamente.
Il mio “perché” è quello che hai citato — la fotografia per me è espressione, è ricerca personale, è linguaggio visivo. E se molte delle mie immagini mostrano figure in ombra, di spalle o in silhouette, è vero: non è solo per una questione di rispetto o disagio, ma è qualcosa che nasce direttamente dal mio modo di vedere il mondo.
Hai centrato perfettamente questo aspetto. Ed è proprio il bello del confronto: vedere come approcci diversi nascano da intenzioni profondamente diverse, entrambe valide, entrambe sincere.
Quando parli di uno “stadio diverso” che non ho ancora raggiunto, non lo prendo affatto come una critica, anzi. Lo leggo come un’osservazione lucida, e la accetto con interesse e senza alcuna difensiva. Hai probabilmente ragione: quel passaggio, semplicemente, non mi interessa — almeno non ora. Non perché lo ritenga inferiore, ma perché non è in linea con il mio sentire attuale.
Ti ringrazio ancora, davvero. Per la tua onestà, per il tuo livello di analisi, e anche per il rispetto che mi dimostri nel voler dialogare in profondità.
Infatti quello di uno “stadio diverso” non era affatto una critica. Proprio per niente…
…non ho infatti scritto “stadio superiore” (che sarebbe sbagliato) ed ho addirittura corretto la dicitura “supplementare” che avevo scritto inizialmente… ho corretta perché non è uno stadio “obbligatorio”…e, di conseguenza, è uno “stadio” che, come tanti altri in fotografia, può essere raggiunto solo se si ha un reale interesse a raggiungerlo, e se si ha la “spinta” derivata dalle proprie motivazioni per fare quel tipo di fotografia.
Sono certo che comunque ti potrebbe interessare parlarne in profondità…ma per fare questo bisognerebbe dedicare un 2/3 ore alla visione di determinate fotografie (di Street Photography) sviscerando in esse: la “spinta”, le “motivazioni”, le “correlazioni” gli “aneddoti”, le corrispondenze tra gli aneddoti e la struttura stessa, le “visioni”, le “letture” ecc ecc… e per fare questo è necessaria l’ occasione, il luogo ecc. e non è davvero facile che capiti…
Caro Walter,
avevo colto il senso costruttivo delle tue parole, ma leggerlo così esplicitamente conferma, ancora una volta, il tuo modo onesto e profondo di porti.
Hai ragione: certi discorsi, per essere davvero affrontati, richiedono tempo, visione, confronto sul campo.
E ti dirò: sì, mi interesserebbe molto. Non so quando o dove potrà succedere, ma se un giorno capiterà l’occasione giusta, sarebbe un confronto che affronterei con grande interesse e curiosità.
Nel frattempo, grazie ancora per tutto ciò che stai condividendo qui.