Ritratti fotografici: l’anima delle persone in mostra a Pistoia.
Finalmente, reduce da queste ultime tre settimane (anzi, quattro, se includiamo anche la fasi di montaggio e smontaggio) della mia mostra fotografica Pistoia in Chiaroscuro, riprendo a scrivere sul blog parlandovi dei ritratti eseguiti durante la mostra.
È stata un’esperienza bellissima, intensa, faticosa a tratti, ma davvero ricca sotto ogni punto di vista e in uno dei prossimi articoli vi racconterò quelle che sono state le mie sensazioni.
Adesso però, voglio soffermarmi su un punto chiave della mostra, appunto quello dedicato ai ritratti fotografici che ho realizzato durante la mostra.
Ma intanto vi rimando ad un altro articolo che trovate sul blog e che tratta proprio di ritrattistica.

Un’idea semplice, un impatto che mai mi sarei aspettato.
L’idea era semplice: offrire al pubblico la possibilità di farsi ritrarre, senza pose forzate, senza filtri. Solo uno scatto vero, autentico.
E così, giorno dopo giorno, ho realizzato tantissimi ritratti.
La luce era sempre la stessa, volutamente essenziale e diretta, ma le emozioni erano ogni volta diverse.
Il fondale era uno dei miei backdrop che, come ormai credo sappiate, realizzo per conto mio, perché non c’è cosa migliore che farseli per conto proprio.
Diciamo che non c’è proprio paragone con quelli standard in Canvas dove la luce riflette.
Ma questo è un altro discorso che magari un giorno vi racconterò con precisione.
Durante queste sessioni di ritratti fotografici, ognuno aveva un proprio modo, unico, di stare davanti alla macchina fotografica.

“Mi vergogno troppo…” e poi: “Ah però, sono io?”
Molti arrivavano titubanti, con frasi del tipo: “mi vergogno troppo, vengo sempre male nelle foto”.
Ma bastava parlare un attimo, creare un minimo di connessione, e poi “clic” , qualcosa cambiava.
La magia avveniva.
La frase più ricorrente dopo il risultato? … “Ah però, sono io?”
Ed è lì che nasce il ritratto che conta. Quello in cui ci si riconosce davvero.

Perchè parlare è fondamentale
Parlare è fondamentale. L’ho sempre saputo.
Fotografare non è solo un atto tecnico, ma un dialogo silenzioso che inizia con le parole e finisce con uno sguardo.
Anche per uno come me, che di parole ne usa sempre poche, questa parte è essenziale.
Parlare aiuta a liberarsi, a sciogliere l’imbarazzo, a creare un momento vero.
Ed è lì che si manifesta l’espressione più autentica, il legame tra fotografo e soggetto.

Ogni volto è una piccola storia
In tutti i ritratti fotografici, ogni volto è una piccola storia.
Alcuni sorridono con spontaneità, altri restano più composti, alcuni comunicano molto senza bisogno di dire nulla.
Tutti, però, mi hanno lasciato qualcosa. Un gesto, uno sguardo, una frase.
È questo che rende ogni ritratto unico, non tanto l’estetica, ma la presenza.

Conclusione
Chi ha partecipato alla mostra lo sa : non si è trattato solo di osservare fotografie appese a un muro, ma di costruire relazioni.
Ogni scatto è nato da un incontro, da una conversazione, da un momento condiviso.
È questo, più di tutto, che mi porto a casa da Pistoia in Chiaroscuro: la prova che la fotografia può ancora essere un mezzo umano, autentico, vivo.
E tu?
Hai mai vissuto un’esperienza simile, in cui sentirti davvero visto attraverso un ritratto?
Un Abbraccio
Leo
