Quando sono le ombre in fotografia a raccontare.

Un breve aggiornamento

È da un po’ che non scrivo sul blog quindi, prima di parlare di ombre in fotografia, voglio raccontarti il motivo.

In queste settimane sono immerso nell’organizzazione della mia prossima mostra fotografica, che si terrà a Pistoia dal 23 maggio al 15 giugno 2025, nelle splendide Sale Affrescate del Comune, in Piazza del Duomo.

La mostra, dal titolo Pistoia in Chiaroscuro, è un progetto in bianco e nero che racconta la città attraverso la mia visione street.

Luci e ombre si intrecciano per svelare dettagli, silenzi e frammenti di quotidiano spesso invisibili.

L’ingresso è gratuito e, per tutta la durata dell’esposizione, realizzerò ritratti gratuiti a chi vorrà partecipare a questa esperienza: un modo per entrare a far parte del mio racconto visivo.

Per ulteriori info visita il mio profilo INSTAGRAM

Street photography a Pistoia con forti contrasti di luce e ombra

Uso delle ombre in fotografia

Nella mia fotografia la luce non è mai l’unica protagonista.

L’uso delle ombre spesso guida la scena : suggeriscono emozioni, evocano silenzi, raccontano quello che la luce da sola non può dire.

Più fotografo, più mi accorgo di quanto l’uso delle ombre nella fotografia sia diventato centrale nel mio linguaggio visivo.

Le ombre nella fotografia di ritratto

Le ombre in fotografia come linguaggio visivo

Per me le ombre in fotografia raccontano.

Raccontano ciò che sfugge, ciò che resta in disparte, ciò che si lascia immaginare.

E proprio per questo, riescono spesso a dire più della luce.

Una figura lasciata nel buio, un volto non del tutto svelato: tutto ciò stimola l’osservatore a completare l’immagine con la propria sensibilità.

Dettaglio urbano con figura in ombra, parte del progetto Pistoia in chiaroscuro

Uso delle ombre nella fotografia, per emozionare

Non cerco la perfezione tecnica.

Non inseguo l’esposizione corretta a tutti i costi.

Quello che cerco è un equilibrio emotivo, e spesso lo trovo proprio lì: nel contrasto tra luce e ombra, nella parte mancante, nell’imperfezione apparente.

Immagine d’autore con uso creativo delle ombre nella fotografia contemporanea

L’ombra come scelta narrativa

Nel mio modo di fotografare, l’ombra è una scelta consapevole.

È il luogo dove si concentrano le tensioni emotive, i non detti, le sfumature psicologiche.

Non è un difetto da correggere, ma una risorsa narrativa da valorizzare.

Primo piano di una donna sorridente in bianco e nero, parte del progetto fotografico ‘Pistoia in chiaroscuro’

Luce e ombra a confronto

AspettoLuceOmbra
Cosa mostraIl visibile, il chiaro, l’esplicitoIl nascosto, l’interiore, il non detto
Impatto emotivoImmediatezza, chiarezzaMistero, introspezione
Valore simbolicoVita, speranza, evidenzaTempo, attesa, profondità
Uso nella mia fotografiaAccento su dettagli e voltiSpazio narrativo e suggestione
ObiettivoRaccontare ciò che èEvocare ciò che potrebbe essere

Conclusione

Credo che fotografare con le ombre non sia solo una scelta estetica, ma anche etica.

Per me significa lasciare spazio all’immaginazione, al dubbio, alla complessità.

Significa non dire tutto, ma evocare.

E la mia mostra a Pistoia sarà anche questo: un invito a guardare la città con occhi diversi, attraverso le luci e le ombre.

Ritratto maschile con forte contrasto di luci e ombre, realizzato nelle sale affrescate del Comune di Pistoia

E tu?

Nelle tue immagini (o nei tuoi pensieri), ti affidi più alla luce o all’ombra?

Un abbraccio, Leo

I Curatori curano davvero? Parliamo di mostre

Equilibrio tra arte e business

Analogico e AI : tradizione e innovazione a confronto

10 commenti su “Quando sono le ombre in fotografia a raccontare.”

  1. Beh Leonardo, dopo diversi articoli che hai postato e dopo numerosi commenti a corredo… credo che un poco, ci siamo già capiti e chiariti.

    Perché ti scrivo questa premessa? Perché nonostante diversi concetti siano già stati chiariti, vedo che un paio di considerazioni, vanno ribadite anche qui…

    Ora, io non ho assolutamente nessuna intenzione di toglierti l’entusiasmo con il quale hai sviluppato questo articolo sulle ombre, è chiarissimo che tu sei molto legato a questi concetti, ed è altrettanto chiaro che, negli anni, hai voluto farne una tua “cifra stilistica”, se possiamo chiamarla così, come hanno fatto tanti altri…in comune a tanti altri.

    La mia impressione, tuttavia, è che tutto questi “concetti” e tutte queste “associazioni” siano un po’ forzati.

    =============
    “Quando sono le ombre in fotografia a raccontare”
    “Per me le ombre in fotografia raccontano ”
    “Raccontano ciò che sfugge, ciò che resta in disparte, ciò che si lascia immaginare”
    “E proprio per questo riescono spesso a dire più della luce”
    =============

    Ora, è chiaro che le ombre in fotografia raccontano…tutta la storia della fotografia è piena di esempi in questo senso…ma un concetto tanto evidente quanto SCONTATO, non dovrebbe mai, secondo il mio personale parere, essere estremizzato fino a farlo diventare una forzatura.

    Intanto Leonardo senza luce…non c’è ombra…e intanto, se potrebbe esistere una fotografia senza ombre… praticamente non potrebbe esistere fotografia senza neppure un minimo di luce…
    …ma poi c’è da chiarire cosa si intende come “ombre”… perché se è chiarissimo e palese che la fotografia è tutta piena di ombre…se il concetto di ombra viene esasperato, sia “concettualmente” che “fisicamente”, ci si ritrova spessissimo davanti ad immagini che appartengono molto di più al mondo della “grafica” che al mondo della “fotografia”.

    Quando “artificialmente” si chiudono le ombre, a tal punto da far diventare ognuna di quelle parti delle semplici chiazze di “nero totale” esasperando così l’immagine sia “concettualmente” che “fisicamente”, volontariamente o involontariamente si produce, e ci si ritrova davanti ad un opera “multimediale” (si utilizza sempre un software per tali modifiche), non più tanto e solo “fotografica”…

    … questo, è un processo assolutamente lecito (e ci mancherebbe) in ambito “artistico”…dove, da sempre, si sono utilizzate e mescolate ogni sorta di tecnica…ma tu, in questo tuo blog, oltre che nel tuo sito insisti a parlarne e a presentare le relative immagini come “street photography”, e anche in questo stesso articolo, insisti su questa “associazione” proprio con la mostra su “Pistoia in chiaroscuro” presentandola come la “tua” visione “street”.

    Anche su questo, intendiamoci, non è che ci sia qualcosa di “male” o di universalmente “sbagliato”…come l’ hai fatto tu, lo hanno fatto moltissimi altri fotografi in passato, ma tutto viene posto, presentato con questa continua “forzatura”…

    … subito dopo “la mia visione street” in questo articolo, hai scritto:

    “Luci e ombre di intrecciano per svelare dettagli, silenzi e frammenti del quotidiano spesso invisibili”…

    …e con questa frase hai rimescolato (come di logica) le luci e le ombre, mandando “in palla” (quasi annullando) tutte le fantasiose e forzatissime distinzioni che hai dettagliato nella tabella dell’articolo (come se…ed è solo uno dei possibili esempi…nella casella “obiettivo” la “luce” possa “raccontare ciò che è”, ma non possa “evocare ciò che potrebbe essere”… teorizzazione che oltre ad essere evidentemente “sbagliata”, si pone quasi al limite dell’ assurdo)…non solo…

    …con questa frase, proprio a valle della presentazione come “street photography” della mostra, cui fa evidente riferimento l’articolo stesso, tende e cerca di spostare verso una visione (che secondo il mio personalissimo e discutibilissimo parare, io la definisco “di comodo”) forzata una delle principali caratteristiche e peculiarità della “street photography”:

    È vero che la “street photography” quella “importante”, “profonda” ed “emozionante”, per sua principale caratteristica e peculiarità tende a svelare “frammenti del quotidiano spesso invisibili” (nel senso che non vengono mai colti dalla stragrande maggioranza delle persone che sono presenti sulla scena)…ma è altrettanto vero che molto molto raramente questo avviene con i “giochini di luci ed ombre” (nella street photography “importante”, “profonda” ed “emozionante”)…per svelare quei frammenti spesso invisibili ai “più”, ci vuole una capacità che va ben “oltre”…e che in pochi raggiungono.

    Ne abbiamo già parlato in altri articoli quando parlavamo di “accontentarsi” o di arrivare davvero all’essenza della “street photography”.

    1. Caro Walter,
      Come sempre apprezzo sinceramente il tempo che dedichi a leggere e commentare così nel dettaglio i miei articoli. Il confronto con te è stimolante, perché nasce da una passione vera e da una conoscenza profonda del mezzo fotografico.

      È vero, molti dei concetti che esprimo potrebbero sembrare forzati o teorici, ma ti assicuro che, almeno nel mio percorso, sono nati da un’esperienza pratica e da una sensibilità maturata sul campo. Il mio modo di usare le ombre, anche quando talvolta sfocia in qualcosa che può sembrare grafico o “multimediale”, non ha l’intento di travestire la fotografia, ma di amplificarne una componente narrativa.

      La a luce è fondamentale, senza di essa non esisterebbe nulla. Ma nel mio approccio cerco deliberatamente quel fragile equilibrio tra visibile e invisibile, tra ciò che si mostra e ciò che si lascia immaginare. È lì che, per me, entra in gioco la forza evocativa dell’ombra.

      A tal proposito, ti chiedo se secondo te il mio carattere, timido e riservato, può rispecchiarsi, come io credo, nella mia fotografia.

      Sulla definizione di street photography capisco perfettamente il tuo punto di vista. La mia non vuole essere una pretesa di aderire a un canone rigido o universalmente condiviso, ma piuttosto una dichiarazione di intenti personali. Una “visione street”, come l’ho definita, che parte dalla strada reale ma filtra tutto attraverso uno sguardo più intimo, forse meno “documentario” e più simbolico.

      Ti ringrazio ancora per le tue riflessioni lucide. Il dialogo con te mi aiuta sempre a chiarire, le ragioni della mia fotografia.

      Un caro saluto,
      Leonardo

      1. Il terzo passaggio della tua risposta,sul quale è necessaria una precisazione, è quando affermi (testualmente):
        ______
        “Una visione street, come l’ho definita, che parte dalla strada reale, ma filtra tutto attraverso uno sguardo più intimo, forse meno documentario e più simbolico”.
        ______
        Ora, filtrare attraverso uno sguardo più intimo, se parliamo di “street photography”, significa appunto saper “filtrare” attraverso occhio la propria sensibilità, la propria esperienza, il proprio background non solo fotografico ma anche è soprattutto culturale… non significa affatto “alterare” e “manipolare” le immagini per adattarle alla propria “fantasia” o “immaginazione”, facendole di fatto uscire non solo dalla “street photography” (genere sul quale ti ostini a volerle chiamare) ma in alcuni determinati casi, a farle uscire proprio dalla fotografia, in favore della “grafica digitale” o comunque della “multimedialità”.

        Inoltre , parlando di “street photography”, non ha molto senso parlare di “sguardo documentario” che appartiene al “reportage” in tutte le sue forme (genere decisamente diverso dalla “street photography”)…e continua a non avere molto senso nemmeno il termine “sguardo simbolico”, attribuito ad una logica (o visione) di “manipolazione”, riferendosi alla “street”, quando è noto a tutti (ed anche abbondantemente storicizzato) che lo “sguardo simbolico” nella street è definito da tutt’altro tempo tipo di immagini.

        Non sei d’accordo?

        Ti faccio questa domanda, aspettando una tua risposta…ma vedo che non hai risposto nemmeno alle altre due specifiche domande che ti ho chiesto nell’ ultimo commento.

        Perché non rispondi alle domande Leonardo?

      2. Walter ciao,

        Non rispondo perché come anticipato voglio leggere con molta attenzione ciò che scrivi.

        In questi giorni, fino al 15 Giugno, sono dietro alla mia mostra che si tiene a Pistoia presso le Sale Affrescate del Comune ed ho veramente pochissimo tempo.

        Non voglio rispondere a caso.

        Anzi, se ti capita di passare da Pistoia sarei ben lieto di invitarti alla mostra.

        Grazie per la pazienza.

        Un caro Saluto
        Leonardo

      3. Ottimo Walter. Considera che apro alle 16:30. Poi alle 18:30 chiudo perché c’è l’inaugurazione della Mostra di Carnicelli sempre qui a Pistoia. 5 Minuti a piedi da Piazza del Duomo.

  2. In questa tua risposta, ci sono due o tre di passaggi che richiamano considerazioni già fatte (e che abbiamo già discusso) e che, probabilmente, vale la pena di ripetere e ribadire.

    Per motivi di tempo, ma soprattutto di spazio (necessitano commenti lunghi e articolati) ti commento uno dei passaggi sul quale è indispensabile chiarire qualcosa:

    Tu scrivi (testualmente):

    —–
    “Il mio modo di usare le ombre, anche quando talvolta sfocia in qualcosa che può sembrare grafico o multimediale, non ha l’intento di travestire la fotografia, ma di amplificarne una componente narrativa”.
    —–

    Su questo passaggio è importante chiarire che se lo scopo per cui una persona fa fotografia è quello di “condividere”, “esprimersi”, e “raccontare” qualcosa a qualcuno (ho usato questi termini proprio per le tue parole in risposta alla questa mia domanda su un altro tuo articolo “Perché tu fai fotografia Leonardo?”), diventa fondamentale fare quel delicato passaggio nella fotografia dalla “rappresentazione” di qualcosa di importante per sé stessi, alla “comunicazione” verso gli altri, con un linguaggio che va affinato e che sappia raggiungere appunto la sensibilità dei fruitori…in tutto questo, la componente “narrativa” è determinante, spesso molto più di quella “estetica”…

    …ma se la componente “estetica” è molto più “semplice” (per non usare il termine discutibile di “facile”) e forse anche più “universale”, la componente “narrativa”, è molto più “complessa” e decisamente più “personale”.

    Ora, tu capisci vero, che al tempo dell’uso marcato delle ombre da parte di nomi celebri (si può citare Fan Ho, ma c’è ne sono moltissimi di esempi del passato) c’era una serie di letture e di interpretazioni da fare, da assaporare, da investigare e da studiare…

    …ma oggi, con l’esagerato e incontenibile proliferare di miliardi di immagini continuamente pubblicate sui social (ed esposte ovunque) realizzate con il giochino delle luci ed ombre…trovare qualcuno che “dica” e “racconti” qualcosa di nuovo con quelle tecniche è molto molto più raro.

    Ed ecco che in questo tuo passaggio la frase “…ma di amplificarne il contenuto narrativo” … può certamente essere una tua sana intenzione…ma in quel passaggio delicato dalla “rappresentazione” di qualcosa di importante per sé stessi, all’ intenzione di esprimersi attraverso la “comunicazione”…quella sana e sincera “intenzione” può perdersi nel marasma di milioni di immagini simili, con tutti i limiti e i rischi di cadere nella fossa dei principali nemici della street photography (visto che è il genere che citi quasi sempre nei tuoi articoli, questo compreso): la banalità e la retorica.

    Con questo, intendiamoci Leonardo, non voglio assolutamente dire che le tue immagini siano “banali” o “retoriche”, assolutamente…

    …con questo vorrei farti vedere tutta la concettualità nascosta in quel tuo passaggio da un punto di vista diverso dal tuo, farti leggere le contraddizioni e i rischi di una frase che forse, anzi, certamente, segue una “visione”, ma che potrebbe nascondere “criticità” e “limiti” che chi c’è dentro magari non vede.

    Perché vedi… non è che se io vedo in una mostra, o sui social, un’ immagine con la silhouette di un mezzo busto di un uomo con cappello che passa in un canale di luce tra altri due muri completamente neri (e irreali) perché ho chiuso totalmente (e artificialmente) le ombre… mi dà un’impressione, che mi porta ad una teorica lettura…e se vedo immagini simili di un altro autore e poi di altri tre autori e poi di altri dieci e cento autori…mi danno impressioni diverse che possono portare a letture diverse…NO… l’impressione e la lettura è sempre più o meno quella … che magari ho visto e letto decenni fa in una mostra di un grande autore o su un suo libro…
    …stessa cosa per la silhouette di una bambina che salta e gioca su una chiazza di luce con ombre nerissime di muri o persone sullo sfondo…

    Non è come quando il contenuto “narrativo” di una fantastica immagine di “street photography” dove l’autore ha saputo cogliere un “momento significativo” nell’apparente banalità del quotidiano, con quell’ immagine che ha saputo cristallizzare un’emozione unica e che questa emozione vibrerà per sempre con il suo linguaggio “unico” perché non ce n’è un’altra uguale…

    … perché se moltissime immagini realizzate con il giochino di luci e ombre possono assomigliare e di molto, sia esteticamente ma certamente concettualmente dal punto di vista del contenuto narrativo a quelle di fotografi e maestri del passato…
    …ogni singola immagine di street photography importante, profonda, ed emozionante sarà sempre molto diversa dai capolavori che ha realizzato Cartier Bresson… perché la vita si rinnova sempre e nuove emozioni si alternano a quelle di un tempo, ma con lo stesso potenziale di straordinarietà che la Street Photography sa offrire.

    E ancora una volta Leonardo, chiarisco che non voglio assolutamente farti cambiare idea o suggerirti altre “visioni” per fotografare… ognuno fa la fotografia che ritiene più consona alle proprie motivazioni, e ci mancherebbe, il mio intento, con questo secondo commento, è quello di farti vedere un punto di vista diverso sulla logica delle parole con le quali, in quel passaggio, hai voluto rispondere alle mie osservazioni sul primo commento, nel momento in cui, con quelle parole (…ma di ampliare una componente narrativa) rischiavi di immergerti ancora di più nel “ginepraio” già ampiamente discutibile e contraddittorio della tabella dettagliata sull’articolo.

    Poi ci sono un paio di altri passaggi nella tua risposta che necessitano di importanti chiarimenti…ma per ora questo commento è già decisamente lungo.

  3. Il secondo passaggio sul quale ci si potrebbe soffermare è la specifica domanda che mi hai posto… se secondo me un carattere timido e riservato come il tuo può rispecchiarsi nella tua fotografia.

    Ti rispondo subito, dicendoti che è una domanda piuttosto retorica…la risposta è quasi scontata, e per niente universale:

    DIPENDE

    Dipende da migliaia di cose… certamente il carattere di una persona può riflettersi nella sua fotografia, ma c’è una componente decisamente più forte che talvolta amplifica e talvolta annulla tale legame:
    Il PERCHÉ si fa Fotografia.

    Non mi stancherò mai di ripeterlo:

    Tutto parte dal perché si fa Fotografia, tutto parte da lì e tutto dipende da quello!

    In quasi 50 anni che faccio fotografia ho conosciuto moltissime persone che seppur con generi fotografici simili e con risultati abbastanza simili avevano carattere completamente diversi… molti erano timidi e riservati, molti altri erano estroversi e spavaldi…quello che li accomunava erano le motivazioni per fare fotografia.

    Nel tuo caso, proprio non lo so…non ti conosco come persona, e non ho visto abbastanza delle tue fotografie…si legge una bella umiltà nel porsi e nel rispondere ai commenti nel tuo blog, ma anche qualche contraddizione e qualche generalizzazione che potrebbe essere evitata…

    …poi sinceramente non si capisce perché continui ad usare sempre il termine “street photography” anche e soprattutto per le tue immagini, quando poi tu stesso scrivi (in risposta ad una correttissima osservazione dell’utente “55attimi”…che quella non è street, sull’articolo “Street Photography vs Street Photography ad alto contrasto”) testualmente:
    _______
    “Si certo, hai ragione. In realtà io non ho tante foto street perché non mi fa impazzire (forse perché non riesco a cogliere l’attimo, e non ho ancora abbastanza cultura. Devo imparare)”.
    _______

    Ecco.. quindi se non ti fa impazzire perché continui a nominarla in tutti i tuoi articoli come se invece ti appartenesse e come se la tua fotografia fosse rappresentativa di quel genere?

    Ancora: se non hai tante foto street perché continui a chiamare la tua fotografia street e mia visione street, e ti inventi un genere (Street Photography ad alto contrasto) che non esiste, solo per provare ad incastrare a forza le tue immagini in quel genere? Chiama la tua fotografia semplicemente in un altro modo, no?

    A questo proposito, sul tuo articolo appena citato, devo ringraziare l’ utente “Tommaso” che ho incontrato di persona a Roma l’anno scorso per l’ Italian Street Photography Festival…devo ringraziarlo non solo per la lucida disamina che ha articolato per evidenziare il fatto che quel genere non esiste, ma soprattutto perché mi ha nominato, riportando alcune mie citazioni.

    Di conseguenza, per concludere, penso che se conoscessi meglio la tua fotografia, oltre che la tua persona, potrei risponderti più in dettaglio su quanto il tuo carattere possa influire sulla tua fotografia, per ora posso solo risponderti che dipende soprattutto dalle motivazioni per le quali tu fai Fotografia.

    Spero di aver risposto almeno in parte alla tua domanda, e spero che tu possa rispondere presto alle due domande che ti ho posto ora io…scaturite naturalmente dallo sviluppo di questo commento.

    Attendo con interesse le tue risposte.

Rispondi

error: Content is protected !!
Torna in alto

Scopri di più da L'arte senza tempo di catturare emozioni

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da L'arte senza tempo di catturare emozioni

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

WhatsApp Scrivimi su WhatsApp