La mia formazione tecnica nella street photography
Nella mia esperienza di street photographer, la tecnica ha sempre avuto un ruolo centrale: fotografare Napoli è un’esperienza unica.
Mi sono formato sull’attenzione al controluce, alle silhouette nette, al momento particolare da cogliere con precisione, per dare un senso vero a ogni scatto.
Per me non si è mai trattato di fotografare a caso: ogni immagine doveva avere una costruzione solida, una ragione per esistere.

Fotografare Napoli: una rivoluzione interiore
Eppure, ci sono città che sconvolgono queste certezze. Per me, fotografare Napoli è stato proprio questo: una rivoluzione interiore.
Quando si fa street photography a Napoli, ci si accorge che il concetto di “attendere il momento perfetto” perde di senso.
Non serve aspettare l’attimo irripetibile o costruire il fotogramma perfetto: a Napoli, tutto ciò che ti circonda è già pieno di senso, di vita, di verità.

Una città che racconta senza filtri
È una città che pulsa di emozioni, di contrasti, di bellezza spontanea.
Ogni strada, ogni volto, ogni scena quotidiana racconta una storia senza bisogno di artifici. Qui, anche il gesto più semplice ha una potenza narrativa che altrove devi sudarti.

I luoghi iconici da fotografare a Napoli
Passeggiare nei Quartieri Spagnoli significa immergersi in un intreccio di vicoli stretti e pieni di vita, dove i panni stesi diventano bandiere di un’identità orgogliosa.
Attraversare Spaccanapoli, la lunga arteria che taglia in due il cuore della città, è come camminare su una linea di energia continua, dove la storia e la modernità si fondono senza soluzione di continuità.
E poi c’è San Gregorio Armeno, la celebre via dei presepi, dove botteghe artigiane scolpiscono personaggi che sembrano raccontare, anno dopo anno, la vita stessa di Napoli.
Tra i luoghi iconici di Napoli, non si può dimenticare il lungomare di via Caracciolo, oppure la vista mozzafiato dal Belvedere di San Martino, che regala uno dei panorami più emozionanti d’Italia.

A Napoli il colore è verità
C’è un’altra cosa che mi sorprende ogni volta: io che fotografo quasi sempre in bianco e nero, a Napoli sento il bisogno naturale di usare il colore.
Perché i colori di Napoli non sono un dettaglio estetico: sono parte integrante della sua anima.
Come canta Pino Daniele, è davvero una “città dai mille colori”.
Togliere il colore a Napoli, per me, sarebbe come togliere una parte della sua voce.

Quando lasci andare la tecnica
Quando cammino per le strade di questa città, la mia fotografia cambia.
Non cerco la perfezione formale: mi lascio attraversare dalla vita che scorre.
E in questo abbandono trovo la verità più autentica che una fotografia possa raccontare.

Riepilogo: il mio approccio a Napoli
| Aspetto | Altrove | A Napoli |
|---|---|---|
| Ricerca del momento perfetto | Essenziale | Naturale, ogni istante ha valore |
| Uso del bianco e nero | Predominante | Preferenza per il colore |
| Tecnica (controluce, silhouette) | Fondamentale | Meno prioritaria, prevale l’emozione |
| Percezione della scena | Da costruire | Da accogliere così com’è |
| Stile fotografico | Più controllato e ragionato | Più spontaneo e vitale |
E tu?
Quando fotografi, senti mai il bisogno di abbandonare la tecnica per seguire semplicemente l’emozione?
C’è una città o un luogo che ti ha fatto provare questa sensazione?
Fammelo sapere nei commenti.
Un abbraccio
Leo

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Hi, thank you for your comment, although I’m not sure how it relates to the article.
If you wanted to share your thoughts on photography or Naples, I’d be happy to hear them!
Eh beh, eh beh, eh beh…
…ti sei lanciato in affermazioni piuttosto discutibile e, in qualche caso… parecchio distanti dalla realtà o dalla verità.
La “street photography” è un genere fotografico molto, ma molto, ma molto, complesso… è veramente difficile fare della “street photography” degna di questo nome.
Come sappiamo bene poi, c’è chi si “accontenta”…e, da quello che si può vedere in giro (non parliamo poi dei social), purtroppo si accontentano davvero in tanti, diciamo in “troppi” (ed è sempre un “eufemismo”).
A questo punto, è chiaro che per chi si accontenta di mettere tutto in un calderone: dal reportage di viaggi al reportage urbano, dal reportage sociale alle immagini di mosso, dalla ritrattistica pura al ritratto ambientato…che sono, sia chiaro, tutti generi molto diversi dalla “street photography”, che è un’altra cosa, con caratteristiche e peculiarità diverse…per chi si accontenta ed erroneamente mette tutta quella fotografia, e tutti quei generi diversi in un unico calderone… è chiaro che potrebbe accontentarsi anche di dar “fede”, o dar “credito”, o dar “seguito” o Dar “quello che vuoi tu” a frasi come la tue (testualmente):
“Quando si fa Street Photography a Napoli ci si accorge che il concetto di attendere il momento perfetto perde di senso”
e
“Non serve aspettare l’attimo irripetibile, o costruire il fotogramma perfetto, a Napoli tutto ciò che ti circonda, è già pieno di senso, di vita, di verità”.
…poi ci sarebbe molto da dire anche sul resto dei concetti espressi…
…ma quelle due frasi, non si possono proprio leggere, né ascoltare, né andrebbero mai scritte…
…poi, se ci si accontenta di scattare cose che di pregnanza semantica, riconducibile alle caratteristiche principali della street photography…non ne hanno proprio (buona parte delle immagini lo dimostrano)… allora ognuno si accontenta di quello che ha in mente, o di quello che in troppi ormai professano…
…ma la “Street Photography” è un’altra cosa!
Ciao Walter, ti ringrazio come sempre per aver dedicato tempo a leggere e commentare in modo così articolato.
So bene quanto la street photography sia un genere complesso e affascinante, con una sua storia, delle sue regole e un’identità molto precisa. Non intendo confondere né ridurre questa complessità. Il mio articolo nasce da un’esperienza personale, che volutamente esce dai confini tecnici per raccontare una sensazione vissuta camminando per Napoli.
Quelle frasi che citi non volevano essere verità assolute. Sono una riflessione soggettiva, che riguarda il mio approccio in quella città, dove ho sentito che l’attesa e la costruzione tecnica perdevano peso rispetto all’urgenza di accogliere ciò che mi stava intorno.
Non metto tutto in un calderone e non intendo “accontentarmi”. Ma credo anche che ci sia spazio per una fotografia di strada che, pur non seguendo alla lettera le definizioni accademiche, possa raccontare qualcosa di autentico.
Capisco che tu non condivida questa visione, ma credo che la fotografia sia fatta anche di interpretazioni, non solo di etichette.
E su questo spero ci si possa trovare d’accordo.
Un abbraccio
Leonardo
Va bene Leonardo, tu dici che quelle frasi che hai scritto “non volevano essere verità assolute”, ma solo “una riflessione soggettiva che riguarda il tuo approccio in quella città”.
Il punto però Leonardo, che tu non le hai affatto scritte come “riflessioni soggettive” né come tuo “personale approccio”…
…non hai scritto, per esempio:
“Per la fotografia che faccio io, mi sono accorto che Napoli ti offre migliaia e migliaia di spunti e che ovunque trovi soggetti interessanti” (spunti e soggetti che, come abbiamo visto, non sono necessariamente riconducibili alla “street photography”)…
…no Leonardo, tu hai volutamente citato la Street Photography come genere, ed hai affermato che “quando si fa Street Photography a Napoli ci si accorge che il concetto di attendere il momento perfetto perde di senso”.
Questo significa certamente cercare di rendere “assoluto” e “universale” quel concetto…ed è di tutta evidenza che non solo NON È VERO, ma che è proprio un concetto “sbagliato”.
°°°
Cercando poi di seguire questo tuo tentativo di “correggere il tiro” dei concetti… tentativo che hai espresso in questa tua risposta, proviamo ad analizzare quello che hai scritto:
Tu scrivi “una riflessione soggettiva che riguarda il mio approccio in quella città, dove ho sentito che l’attesa e la costruzione tecnica perdevano peso rispetto all’ urgenza di accogliere ciò che mi stava intorno.”
Ora…a parte il fatto che nella “street photography” (quella che davvero si può chiamare street) oltre attesa non è davvero la “costruzione tecnica” ciò che fa la differenza, ma c’è molto ma molto di più…
…ma a parte questo, Leonardo, l’urgenza di accogliere ciò che ti stava intorno non è, e non era, come abbiamo visto, riconducibile né tantomeno attribuibile alla “Street Photography”.
Scattare una fotografia di un personaggio “stravagante” o vestito in modo “sui generis”, come hai mostrato in una delle immagini, non significa affatto aver realizzato “street photography”… se il soggetto si circoscrive e si limita a quel singolo personaggio, dove nell’immagine non c’è alcuna interazione, alcun aneddoto, alcuna interrelazione tra soggetti, dove la componente narrativa non esce dall’ individualità di quel soggetto e dove la pregnanza semantica dell’immagine non riesce ad andare oltre la particolarità della stravaganza di quel personaggio…dove il resto dell’ immagine resta qualcosa di riconducibile una “massa informe” o a un “contorno confuso” (le due manopole rosse del carrellino coperto a sinistra da un passante è troppo poco e rappresenta un elemento troppo poco significativo…).
Questo non significa affatto che quella specifica immagini non sia interessante… assolutamente no, non significa questo!
Significa semplicemente che tale immagine può essere validissima come “ritratto”, o come “ritratto ambientato”, e se integrato con altre immagini di pari significato e attinenza a un “progetto”, può benissimo trovare una sua interessante valenza in una selezione di “reportage urbano” e/o di “reportage sociale”…ma la street photography è un’ altra cosa…ed è lo stesso discorso che ho fatto più volte commentando molte immagini di Salvatore Matarazzo, erroneamente chiamate “street photography”, ma che street photography non sono… appartengono decisamente alla ritrattistica, per gli stessi motivi che ti ho appena dettagliato.
Discorso analogo (verso una potenziale valenza interessante di reportage “urbano” e/o “sociale”) per l’immagine delle finte lauree e per quella del murales con Pino Daniele e Massimo Troisi…ma che sono molto distanti dalla “street photography”…
… preferisco non esprimermi sulla fotografia del Maradona con le due ragazze, mentre vorrei sottolineare il fatto che il procedimento del “color pass” che riprende il concetto delle fotografie che una volta venivano parzialmente colorate a mano per evidenziare un particolare (molto usate per parti di abbigliamento dei bambini)… è un procedimento che in realtà non riesce mai a caricare l’immagine di un “valore aggiunto” che nel bianco e nero di partenza comunque non c’è, e che appare come un evidente “artifizio” realizzato per compensare appunto un’evidente mancanza nell’immagine di “partenza”…
Di conseguenza, è proprio a valle di queste considerazioni che vorrei innestare il discorso sulla seconda parte della tua risposta… quando scrivi:
“Non metto tutto in un calderone e non intendo accontentarmi. Ma credo anche che ci sia spazio per una fotografia di strada che, pur non seguendo alla lettera le definizioni accademiche, possa raccontare qualcosa di autentico”.
Ed eccoci al punto Leonardo, nessuno dice o sostiene che tu, con queste immagini (o meglio, con ALCUNE di queste) non possa raccontare qualcosa di autentico, assolutamente!
Possono raccontare qualcosa di autentico come raccontano qualcosa di autentico le fotografie di ritratti “sparaflashati” di Salvatore Matarazzo…che però rimangono appunto ritratti e non raggiungono né possono raggiungere la definizione di Street Photography (anche se qualcuno gliel’ha data)…e come raccontano qualcosa di autentico diversi dei Reportage realizzati per esempio da Pia Parolin (prendi quello sul lavoro dei minori nel Madagascar, per esempio), che hanno la loro ottima valenza di “Reportage sociale” ma che anche lì sono appunto “Reportage” e non “Street Photography” (anche se pure lì, qualcuno le ha definite erroneamente “Street”).
Quindi… certo Leonardo, può “raccontare qualcosa di autentico”…ma il punto è che non è assimilabile, o attribuibile, o considerabile, Street Photography… e, mi dispiace sottolinearlo, ma è proprio quell’attenzione, quella ricerca, quella correlazione, quell’ aneddoto che emerge, quell’ “esplosione di luce” e di “emozione” espresso da quella profonda “pregnanza semantica” che tu hai “apostrofato” come “non necessaria” a Napoli…che manca a queste immagini per poterle inserire in una selezione di “street photography”.
Poi, come sappiamo, molti cercano di tirare la “street photography” come un elastico e metterci dentro tutto (una volta, in una mostra ho commentato una fotografia definitiva street dallo stesso autore…la foto raffigurava semplicemente solo un albero, con un prato e il cielo… nient’altro!
Evidentemente e indiscutibilmente un paesaggio! Alla mia obiezione l’autore mi guarda e mi dice con la massima convinzione: “…ma io l’ho scattata dalla strada”)… credo che il concetto esasperato da questo esempio renda bene l’idea.
Quindi, certo Leonardo… che considerare molte cose come quelle, appartenenti in realtà al reportage urbano, al reportage di viaggi, al reportage sociale, al ritratto, al ritratto ambientato ecc. ecc. ecc… è mettere tutto dentro un unico calderone… certo che è così…
…ed è certo che autodefinire certe immagini “street photography” significa proprio quello che ti ho scritto… significa “accontentarsi”, perché…
… perché la “Street Photography” è un’altra cosa…
Ciao Walter,
ti ringrazio ancora per questa tua lunga e articolata riflessione.
Non ho certo la tua esperienza né la tua competenza tecnica, che rispetto profondamente e che si percepisce in ogni parola che scrivi.
Il mio articolo non vuole essere una lezione sul genere fotografico (ormai se ne trovano delle più disparate sul web), né una definizione teorica.
È, semplicemente, il racconto di un’esperienza personale, vissuta con intensità in un luogo che ha stravolto (per usare un eufemismo) il mio modo di osservare e fotografare.
Tutti gli articoli che scrivo non nascono con l’ambizione di essere verità assolute, né tantomeno manuali.
Mi piace raccontare ciò che vivo e sento, come un diario personale, sbagliando magari nel modo o nel linguaggio, oppure ancora nel non voler raccontare verità assolute.
E proprio per questo apprezzo molto confronti come il tuo: perché anche il disaccordo, quando è argomentato, diventa parte del percorso.
Sono consapevole delle distinzioni tra i generi, e proprio per questo ho scelto di scrivere in modo diretto e soggettivo, senza pretendere di dare etichette corrette o definitive.
Non per “accontentarmi”, come dici tu, ma per restare fedele a ciò che sento quando fotografo.
Ciao Leonardo,
qui non si tratta di avere più o meno “esperienza” e/o più o meno “competenza tecnica”… qui si tratta di ciò che cerchi nella fotografia…e, soprattutto perché gestendo il tuo blog, comunichi i tuoi pensieri al mondo…il cosa e il come lo comunichi.
Partiamo da questo secondo concetto/considerazione, poi risaliremo al primo/a…
Quando si scrivono cose su un blog, come quando si dicono determinati concetti in video, su canali YouTube… è molto importante prestare attenzione a cosa si comunica e a come lo si comunica.
È molto importante, infatti, evitare di generalizzare (come fanno in tanti, anzi, in troppi), cercando di fare diventare “universale” qualcosa che, al contrario, è assolutamente “personale”.
Se per te questi articoli (e lo capisco perfettamente) sono come una sorta di “diario” (infatti stai usando un “blog” e non un canale YouTube) dove “annoti” pensieri, considerazioni ed esperienze…per chi legge, soprattutto se non è molto che fa fotografia, o ha iniziato proprio da poco, quei pensieri e quelle considerazioni potrebbero essere prese per i concetti chiave per fare fotografia…per i modi giusti e corretti di fare street photography…
…una maggior attenzione sul come si scrivono concetti, pensieri, considerazioni ed esperienze, potrebbe rendere non solo l’evidenza che si tratta soltanto di un punto di vista dal quale prendere ciò che ognuno sente di prendere… ma anche un evidenza del fatto che ci sono altre “visioni” che possono essere altrettanto valide, se non di più…
…ma se io leggo “quando si fa street photography a Napoli” (e non “quando faccio street photography a Napoli”) e ancora “ci si accorge che il concetto di attendere il momento perfetto perde di senso” (e non “MI accorgo che il concetto…per ME perde di senso)… allora sto leggendo una generalizzazione, un tentativo sbagliato di rendere universale qualcosa di squisitamente personale.
Risalendo invece al primo concetto/considerazione…
Quel ciò che cerchi nella fotografia, si innesta direttamente nell’ultima frase della tua ultima risposta: “Non per accontentarmi, come dici tu, ma per restare fedele a ciò che sento quando fotografo”.
Ora, leggendo questa tua risposta e parametrando i dati inseriti nella tua tabella, potrebbe nascere spontanea una domanda:
Dove e come si colloca il punto di equilibrio tra ciò che “cerchi” nella fotografia e ciò che “senti” nella fotografia?
Tu dici che in posti diversi da Napoli è FONDAMENTALE la Tecnica del controluce e delle silhouettes, dici che la scena è “DA COSTRUIRE” e che la ricerca del momento perfetto è ESSENZIALE… di conseguenza, è evidente che quando giri per la strada tu “CERCHI” qualcosa “dalla” fotografia e “nella” fotografia…
Ora, se fosse soltanto una questione di realizzare immagini “grafiche”, con evidenti post-produzioni basati sull’esaltare “alti contrasti” per “raccontare questa tua visione al mondo”, potremmo anche chiudere qui un raffronto che per certi versi, abbiamo già sviluppato in altri commenti…
…ma dal momento che in quelle tabelle, tu stesso hai distinto altri elementi, forse vale la pena approfondire altri concetti che non tutti riescono a “mettere a fuoco”.
Quando in quella tabella, sotto la casella “A Napoli” tu ritieni “meno prioritaria” la tecnica (controluce e silhouette), e specifichi che “prevale l’emozione”, ti accorgi che la scena “non è da costruire”, ma “da accogliere così com’è”, e dici che “ogni istante ha valore”… ecco che è evidente che quando giri per strada lì (ma potrebbe anche essere altrove), tu “SENTI” qualcosa “dalla” fotografia e “nella” fotografia.
Dove si posizione quindi quel punto di equilibrio…tra ciò che “cerchi” e ciò che “senti”?.
Ma soprattutto…lo sai che lo scarto tra i due punti, e quindi tra i due approcci è (parere personale e discutibilissimo) il punto chiave per arrivare a “vedere” e a “capire” quella che io definisco essenza della “street photography”.
Molti non lo sanno, a molti non interessa nemmeno saperlo, ma anche questo nasce sempre e solo dal perché si fa Fotografia.
Nella street photography (sempre parere personale e sempre discutibilissimo), se uno parte mentalmente da quello che vuole realizzare, dall’immagine stampata (o comunque finita) e va in giro a cercare controluci, ombre, silhouettes ecc. è come se ogni volta lui si desse un “tema” un “argomento”, se scegliesse un piccolo spicchio delle infinite potenzialità che la strada gli offre quotidianamente…dal mio punto di vista è come se si “auto-limitasse”.
Anche quando nella casella “Altrove” della tabella “ricerca del momento perfetto”, tu scrivi “essenziale”…in realtà (nota: è solo una mia impressione…) quel momento perfetto, ho l’impressione che tu lo stai “circoscrivendo” all’interno di quello “spicchio” (il momento perfetto in quel canale di luce, cove passa la silhouette…in quella chiazza di luce dove si ferma quell’altra silhouette, con tutte le ombre artificialmente ed esageratamente “chiuse”, ecc.) fotografie ottime, corrette e valide, per carità…ma “circoscritte” in un “micro-genere” che è partito da lontano nel tempo, con autori anche famosi, e che sta sempre più diventando una “moda” (termine non felice, ma che rende un po’ l’idea)…
… seguendo un attimo questa mia “impressione”, quel “momento perfetto” che stai “circoscrivendo” in quello “spicchio”…non è, e non corrisponde, a un “momento perfetto” che può derivare la una visione più “globale” che hai accolto (e che ti ha accolto) a Napoli…una visione più “globale” che contempla la “vita tutta”, per com’è, per come ti si presenta, per ciò che ti può regalare…
…tu a Napoli hai “visto” (preferirei scrivere “intravisto”) un altro “spicchio”, uno “spicchio” diverso delle enormi possibilità e potenzialità che la strada offre e regala…ma è come che tu ne avessi preso (di questo nuovo spicchio), solo una parte… escludendo automaticamente di leggerne le potenzialità fino in fondo…non avresti scritto “naturale, ogni istante ha valore” nella tabella “ricerca del momento perfetto”… perché non è vero (in senso assoluto) che ogni istante ha valore…il punto chiave è dove lo “circoscrivi”, come lo “circoscrivi”, ma soprattutto il “perché” lo “circoscrivi”…
Sia chiaro Leonardo, io non voglio assolutamente convincerti a guardare la “street photography” con un occhio diverso dal tuo, o con una “visione” diversa dalla tua…
…a me non me lo fa fare nessuno, di spendere milioni di “digit” per scrivere commenti nei blog, nei video dei canali YouTube o nei forum… potrei benissimo farne a meno, ma quando vedo, ascolto o leggo “visioni” nelle quale si “legge” un potenziale anche più “ampio”… “visioni” che potrebbero (parere personale) “affinarsi”, perché ci si legge la giusta umiltà e un’apertura a capire altri punti di vista… allora provo a spendere qualche parola in più…
Sia altrettanto chiaro che io non voglio insegnare niente a nessuno… nessuno (o quasi… comunque praticamente nessuno) conosce la mia fotografia, e il mio pensiero è chiaramente solo una delle vie, in fotografia di verità assolute non ne esistono… leggendo tuttavia articoli qua e la… ogni tanto scrivo il mio personale punto di vista.
In questo caso, è stato proprio la “commutazione” (quasi come un interruttore) tra quello che appare che “cerchi” con le immagini, e quello che appare che “senti” dal “flusso della vita” che mi fanno pensare che tu possa andare “oltre”… sempre che tu ne senta la logica, la motivazione e lo scopo (oltre a che ci sia la “volontà”) per fare una “street photography” che miri ad “approfondire” quello che “senti” (per usare le tue parole).
Perché quella “distinzione” che hai fatto in tabella, corrisponde di fatto a quella “commutazione”…
…in pratica è come se tu avessi visto, sentito e vissuto il “flusso della vita” (quello che ti si presenta, per come ti si presenta) senza partire da immagini mentali pre-costruite (per non arrivare a dire “stereotipate”), ma non avessi ancora focalizzato che anche lì è importante (per non dire “fondamentale”) “cogliere al volo” e/o attendere il “momento perfetto” (a seconda di ciò che in quel momento ti offre la vita), ma va fatto con un’apertura mentale assoluta, con la mente sgombra e pronta a sincronizzarsi con la vita stessa, guardandola con gli occhi sorpresi di un bambino che la vive ed esplora…fino a trovare davvero quel “momento” in cui dall’ “informe” emergono “espressioni” e “valori”… arrivando davvero all’essenza della “street”.
Questo è il perché nei commenti precedenti ho usato il termine “accontentarsi”… perché è proprio perché hai usato il termine “quello che sento” che, unito alle considerazioni sull’approccio utilizzato e sentito a Napoli, potrebbe far andare la tua fotografia “oltre” (non portarla ad essere migliore, ma a muoverla anche in un altro “spicchio” delle possibilità) e accorgersi che il “momento perfetto” c’è e ci dev’essere a Napoli come ovunque, solo che è molto diverso (e forse più profondo) da quello che si “cristallizzava” quando si “cercava”…e può diventare quello che si “cristallizza” quando si “sente”…
…e probabilmente (anche questo è un parere personale e discutibilissimo) è lì e ANCHE con quello (non “solo” con quello, ma “anche” con quello) che si può arrivare all’essenza della “street photography”.