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Introduzione

Quando si parla di ritrattistica, una delle decisioni più importanti riguarda la direzione dello sguardo del soggetto.

Deve guardare direttamente in camera o è meglio che il suo sguardo vaghi altrove?

Guardare dritto nell’obiettivo è una scelta forte: crea connessione immediata con lo spettatore, quasi come se il soggetto si stesse rivolgendo direttamente a chi osserva l’immagine.

Un ritratto con lo sguardo in camera può comunicare sfida, complicità, sicurezza o vulnerabilità.

È il tipo di fotografia che non lascia spazio a distrazioni: è un invito a guardarsi negli occhi e a cogliere ogni sfumatura dell’espressione.

Eppure, nella mia esperienza, ho sempre trovato più affascinante lo sguardo che sfugge. Quando il soggetto non guarda direttamente in camera, l’immagine assume un’altra dimensione.

Lo spettatore diventa un osservatore esterno, un testimone silenzioso di un momento intimo.

Lo sguardo rivolto altrove può suggerire introspezione, mistero, o semplicemente catturare un attimo autentico, non costruito.

Lo sguardo in camera

Cosa cambia tra uno sguardo in camera e uno distolto?

La differenza tra queste due scelte non è solo estetica, ma profondamente espressiva.

Ecco alcuni elementi che cambiano in base alla direzione dello sguardo:

  • Connessione vs. Osservazione → Uno sguardo diretto crea un legame immediato, mentre uno sguardo distolto fa sì che l’osservatore si senta più un testimone che un interlocutore.
  • Messaggio esplicito vs. Interpretazione → Guardare in camera rende chiaro il messaggio emotivo, mentre distogliere lo sguardo lascia più spazio all’immaginazione.
  • Emozione immediata vs. Narrazione sottile → Il soggetto che fissa l’obiettivo trasmette un’emozione netta e diretta. Se lo sguardo è rivolto altrove, lo spettatore è portato a chiedersi a cosa stia pensando o cosa stia guardando il soggetto.
  • Dinamismo vs. Staticità → Uno sguardo laterale, sfuggente o abbassato può dare un senso di movimento e fluidità alla scena, mentre un soggetto che guarda in camera risulta più statico ma anche più potente.
Lo sguardo in camera

Quando è preferibile uno sguardo in camera?

Anche se prediligo i ritratti in cui il soggetto non guarda l’obiettivo, riconosco che in certi contesti uno sguardo in camera è la scelta migliore. Alcuni esempi:

  1. Ritratti istituzionali e corporate → In ambito professionale, uno sguardo diretto ispira fiducia e credibilità. È per questo che nelle foto per CV o profili LinkedIn si consiglia sempre uno sguardo dritto in camera.
  2. Ritratti emozionali e psicologici → In fotografia artistica, uno sguardo che incontra quello dell’osservatore può diventare quasi un interrogativo muto, un modo per evocare empatia e coinvolgimento.
  3. Street photography e reportage → Nella fotografia documentaristica, quando il soggetto guarda l’obiettivo, lo scatto acquisisce un carattere più forte e diretto, come se il fotografo fosse stato scoperto. Questo può aggiungere un livello di autenticità e immediatezza alla scena.
  4. Progetti concettuali o provocatori → Se l’intento è far sentire lo spettatore “chiamato in causa”, uno sguardo in camera è la soluzione perfetta.
Lo sguardo in camera

Quando, invece, è meglio evitare lo sguardo in camera?

Ci sono situazioni in cui uno sguardo che si perde altrove funziona meglio:

  1. Per raccontare una storia → Se vogliamo dare l’idea di un momento rubato, di un pensiero sospeso, allora è più efficace uno sguardo distolto.
  2. Per lasciare spazio all’interpretazione → Quando il soggetto guarda altrove, lo spettatore è portato a farsi delle domande: cosa sta guardando? A cosa sta pensando?
  3. Per dare un senso di spontaneità → In molti casi, uno sguardo in macchina può apparire posato o costruito, mentre uno sguardo naturale che vaga nella scena aggiunge autenticità.
  4. Per enfatizzare l’ambiente → Se il contesto è importante, lo sguardo del soggetto può guidare l’attenzione verso un elemento chiave della scena.

Per questa serie di ritratti, ho scelto di concentrarmi sugli sguardi in camera, non perché io abbia cambiato idea, ma perché ogni scelta fotografica ha un suo valore espressivo. L’importante, alla fine, è che la scelta non sia casuale, ma coerente con il messaggio che vogliamo trasmettere.

Tabella riepilogativa

Scelta dello sguardoEffetto sul RitrattoQuando usarlo
Sguardo in cameraConnessione diretta con l’osservatore, maggiore impatto emotivoRitratti corporate, fotografia concettuale, ritratti psicologici
Sguardo fuori cameraMaggiore mistero, lascia spazio all’interpretazioneFotografia narrativa, street photography, ritratti spontanei
Sguardo verso un punto specificoSuggerisce una narrazione, crea curiositàFotografia documentaristica, storytelling visivo
Sguardo abbassatoIntrospezione, delicatezza, vulnerabilitàRitratti emotivi, fotografia artistica
Sguardo sfuggenteDinamicità, sensazione di attesa o tensioneFotografia dinamica, ritratti in movimento

E tu, cosa ne pensi?

  • Ti senti più coinvolto quando un soggetto ti guarda direttamente attraverso una fotografia?
  • Preferisci la connessione visiva immediata o il mistero di uno sguardo distolto?
  • Se sei un fotografo, come gestisci la direzione dello sguardo nei tuoi ritratti?

Lascia un commento, mi interessa sapere il tuo punto di vista!

Un abbraccio,

Leo

L’articolo in slide

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