Fotografia analogica, digitale e IA: possono convivere?

La fotografia è un linguaggio in continua evoluzione.

Dall’analogico al digitale fino all’intelligenza artificiale, ogni mezzo ha portato nuovi strumenti, linguaggi e possibilità espressive.

Ma perché scegliere un solo approccio quando si possono mescolare i tre mondi, dando vita a opere uniche e irripetibili?

La bellezza della fusione.

L’idea di combinare fotografia analogica, digitale e intelligenza artificiale non è solo possibile, ma può aprire a una nuova dimensione creativa.

Questo processo di ibridazione è già adottato da molti artisti sperimentali e offre infinite opportunità:

Partire dall’analogico e trasformarlo:
Scattare una fotografia su pellicola e poi digitalizzarla è il primo passo.

Una volta acquisita in formato digitale, l’immagine può essere elaborata in Photoshop o altri software, aggiungendo elementi generati con l’intelligenza artificiale. Ad esempio:

Scattare un ritratto analogico con texture e tonalità vintage.

Aggiungere un background surreale o elementi pittorici creati dall’IA per amplificare l’atmosfera onirica.

Dal digitale all’analogico:
Al contrario, si può partire da una fotografia scattata con una fotocamera digitale:

Stampare l’immagine su carta fotografica per poi reimmortalarla con una macchina analogica, aggiungendo grana e imperfezioni tipiche della pellicola.

Digitalizzare nuovamente il risultato e combinarlo con elementi visivi generati dall’IA.

Questo metodo crea un dialogo tra passato e futuro.

Intelligenza artificiale e analogico
L’IA non deve necessariamente sostituire, ma può arricchire. Ad esempio:

Usare strumenti di IA per creare dettagli pittorici o immaginari impossibili da catturare con una macchina fotografica.

Stampare questi dettagli su un negativo analogico e svilupparli in camera oscura, fondendo il mondo reale con quello virtuale.

fotografia

Riepilogo delle caratteristiche

Ecco una tabella riepilogativa che riassume i punti chiave del confronto e della fusione tra fotografia analogica, digitale e intelligenza artificiale:

AspettoAnalogicoDigitaleIntelligenza ArtificialeFusione dei tre mondi
VantaggiQualità tangibile, unicità, legame con la tradizioneImmediato, versatile, economicoCreatività illimitata, rapidità, accessibilitàUnicità, profondità narrativa, esplorazione di nuovi confini artistici
SvantaggiCostoso, lento, richiede competenze specificheEccesso di scatti, omologazione, gestione dei fileMancanza di autenticità, dibattito sul valore artisticoRichiede competenze avanzate, può risultare disomogeneo se non ben bilanciato
Strumenti necessariFotocamera a pellicola, rullini, camera oscuraFotocamera digitale, software di editingPiattaforme IA (es. DALL-E, MidJourney), software di editingScanner per pellicole, Photoshop, stampanti professionali
Processo creativoPensiero lento e consapevole, importanza della composizioneFeedback immediato, facilità di sperimentazioneCreazione ex-novo o arricchimento di immagini esistentiFusione di approcci: acquisizione analogica, elaborazione digitale, aggiunta di IA
Risultato finaleImmagine autentica con texture unicheImmagine versatile e modificabileImmagine surreale o fantasticaOpera complessa e stratificata, un nuovo linguaggio visivo
Impatto artisticoValorizzazione della tradizione, atmosfera nostalgicaAccessibile e versatile, adatta a diversi contestiInnovativo e visionarioCreazione di un’estetica unica che combina passato, presente e futuro
fotografia

Gli strumenti per la creazione.

Per realizzare questa fusione servono mezzi adatti, ma accessibili:

Scanner per pellicole: Essenziale per digitalizzare le fotografie analogiche.

Software come Photoshop: Ideale per creare composizioni e integrare elementi IA.

Strumenti di intelligenza artificiale: Piattaforme come DALL-E o MidJourney permettono di generare immagini uniche e sfruttarle in post-produzione.

Stampanti professionali e negativi: Per passare dal digitale all’analogico.

I vantaggi dell‘assemblaggio.

Unicità: Le opere risultanti non appartengono a un solo mondo ma creano un linguaggio visivo completamente nuovo.

Creatività senza limiti: Questo approccio rompe ogni barriera tecnica e stilistica, permettendo di esplorare nuovi confini.

Profondità narrativa: Un’immagine che fonde tre approcci diversi può raccontare storie complesse e stratificate, dando maggiore significato al risultato finale.

Conclusione: un nuovo linguaggio visivo?

La vera bellezza sta nella possibilità di sperimentare.

La fotografia, in tutte le sue forme, non è mai stata un mezzo rigido ma un’espressione fluida e dinamica.

Mescolare analogico, digitale e intelligenza artificiale non significa tradire la tradizione, ma arricchirla, esplorando nuovi modi per raccontare storie.

Quindi ti domando:

Hai mai pensato di mescolare questi mondi nella tua arte?

Quale percorso senti più vicino al tuo linguaggio fotografico?

Ti invito a visitare la mia galleria fotografica.

Ti ricordo i miei corsi che puoi trovare a questa pagina.

Un abbraccio e buon anno,

Leo

8 commenti su “Fotografia analogica, digitale e IA: possono convivere?”

  1. Articolo molto particolare.
    Tralasciando un momento il titolo…che, in molti casi, è una frase o domanda provocatoria, e serve generalmente a indurre alla lettura, la prima domanda che viene posta nell’articolo… richiama automaticamente una risposta che ormai ripropongo in moltissimi casi.

    La tua domanda è:
    “Ma perché scegliere un solo approccio quando si possono mescolare i tre mondi, dando vita a opere uniche e irripetibili?”

    La mia risposta è conseguente:
    “Perché tutto parte dal perché si fa Fotografia… tutto parte da lì e tutto dipende da quello”

    Perché fotografi Leonardo?
    Perché fai Fotografia?

    Le risposte possono essere infinite, te ne cito un paio di possibili solo per sviluppare meglio il concetto.

    Se la tua risposta è perché vuoi esprimerti attraverso il mezzo fotografico, vuoi comunicare con la fotografia e con le sue possibili estensioni o variazioni, vuoi arrivare a qualcosa definibile come “opera”… l’opera che ti sei prefissato, che ti sei proposto di realizzare ecc… allora può essere logico e molto utile unire i tre mondi che hai analizzato in una fusione che possa portare a quel risultato… quello che in questa ipotesi di risposta è importante… è il risultato… l’opera finale…

    Prima di passare alla seconda possibile risposta, devo fare un “inciso” su questa fusione, perché… per quanto “logica” e “utile” sia questa pratica (per le motivazioni appena descritte)… questo partire o comunque utilizzare la fotografia chimica, la vedo una cosa molto “discutibile”, molto “forzata”, una cosa che sta andando di “moda”… perché fa “figo” dirlo, annunciarlo o scriverlo in calce alle immagini…

    … “discutibile” e “forzata”, perché il medesimo risultato lo puoi certamente ottenere saltando la “partenza” dalla fotografia “analogica”… oggi come oggi, se parti con il la fotografia digitale e sai utilizzare i programmi di post-produzione dedicati all’ elaborazione… puoi ottenere qualsiasi effetto, specialmente poi se aggiungendo l’IA vuoi arrivare all’ immagine che ti sei prefissato…
    … quindi la vedo una pratica “discutibile”, e uno “snaturamento forzato” di un fantastico supporto (il negativo) che andrebbe valorizzato seguendo il suo naturale sviluppo e la sua naturale finalità…quella di essere stampato in camera oscura, nell’incredibile magia di giocare con la luce, chiudendo la “catena”… quel magico “filo di luce” che parte dallo scatto a pellicola, si concretizza in un’ immagine latente, che si sviluppa in un supporto (il negativo appunto) che conserverà per sempre la luce passata nella fotocamera su quello specifico supporto (non è così per il digitale), e che, attraverso la luce (dell’ingranditore), attraversando quel negativo arriva alla stampa.
    La fotografia chimica è davvero qualcosa di “magico”, io in 48 anni che faccio fotografia, non ho mai smesso di usare la fotografia chimica e ogni settimana (non la salto quasi mai) passo la mia “nottata” in camera oscura.

    Torniamo al perché si fa Fotografia con la seconda possibile risposta:

    Se invece fai fotografia per motivi diversi…vedo che hai scritto che uno dei tuoi generi preferiti e principali è la “Street Photography” e che in “About me” scrivi: “mi dedico a immortalare l’essenza di ciò che vedo”, subito dopo scrivi: “per me la fotografia rappresenta l’arte senza tempo di catturare emozioni”…e “catturare” come sai non è “costruire”, “manipolare”, “fabbricare a tavolino ” con l’ intelligenza artificiale ecc…
    …se insomma fai fotografia per la strada, cercando di assaporare la vita con un’ intensità “diversa”, di “sincronizzarti” con essa, di “sentirla”, “anticiparla”, di “viverla” con una percezione che ti porti a “cogliere momenti significativi nell’apparente banalità del quotidiano” (una delle diverse e possibile definizioni della street photography)… allora la “manipolazione” non ti serve, e di quella ipotetica “fusione” di quei tre mondi non solo non se senti il bisogno, ma non ti interessa nemmeno… almeno come pratica, come fruizione è un discorso diverso.

    Ribadisco quindi il concetto e la risposta:

    TUTTO PARTE DAL PERCHÉ SI FA FOTOGRAFIA!

    1. Carissimo Walter,

      Grazie per il tuo commento così approfondito e stimolante!

      Apprezzo molto il tempo e la riflessione che hai dedicato a rispondere al mio articolo: praticamente un articolo nell’articolo.

      Hai toccato un punto fondamentale: tutto parte davvero dal perché si fa fotografia. È una domanda che ogni fotografo dovrebbe porsi, perché definisce il percorso creativo e le scelte tecniche che si compiono.

      Capisco perfettamente il tuo punto di vista riguardo all’uso della fotografia analogica. È vero che oggi molti la riscoprono anche per una questione di tendenza, e spesso si rischia di perdere di vista la sua essenza. La magia della camera oscura e la stampa tradizionale hanno un valore ineguagliabile, e chi vive questo processo in modo autentico, come te, lo sa bene.

      Tuttavia, il mio intento nell’articolo non era quello di suggerire una fusione forzata, quanto piuttosto di riflettere sulla possibilità di contaminare i linguaggi, quando questo è coerente con la propria ricerca artistica. Credo che ogni mezzo (analogico, digitale o AI) possa offrire strumenti diversi per esprimere un’idea, a patto che ci sia una visione chiara dietro.

      Per quanto riguarda la street photography, condivido la tua osservazione: catturare il momento è molto diverso dal costruirlo. Anche io credo che l’immediatezza e la spontaneità siano l’anima di questo genere. Però penso anche che sperimentare con nuovi strumenti non significhi necessariamente tradire questa filosofia, ma può diventare un’estensione di come si interpreta la realtà.

      Alla fine, come dici tu, tutto dipende dal perché si fotografa. E proprio per questo penso che ogni approccio abbia dignità se nasce da un’esigenza autentica.

      Grazie ancora per aver condiviso la tua esperienza e la tua passione.

      Mi fa un gran piacere poter approfondire questo confronto, soprattutto con chi ha grande esperienza come te.

      Credo che sia proprio dal dialogo tra visioni diverse che nascono le riflessioni più interessanti.

      Un abbraccio
      Leonardo

      1. Ti ringrazio per la tua risposta Leonardo.

        Vedo che anche tu, nel finale della risposta, ha sottolineato quello che è il “punto chiave” della questione:

        Tutto parte dal perché si fa Fotografia.

        Sono contento che hai ripetuto questo “punto chiave” subito dopo il passaggio dove hai scritto (testualmente):

        “Per quanto riguarda la Street Photography, condivido la tua osservazione: catturare il momento è molto diverso dal costruirlo. Anche io credo che l’ immediatezza e la spontaneità siano l’ anima di questo genere.
        Penso però anche che sperimentare con nuovi strumenti non significhi necessariamente tradire questa filosofia, ma può diventare un’ estensione di come si interpreta la realtà”

        Sono contento che hai ripetuto quel “punto chiave”, perché se sei portato a “sperimentare con nuovi strumenti” significa che ti stai spostando dal secondo esempio che ti ho fatto…al primo esempio che ti ho descritto…la tua motivazione è cambiata e, di fatto, se sperimenti con nuovi strumenti (come l’ esempio dell’ IA) e manipoli e alteri le immagini (come in alcuni esempi in questo articolo), effettivamente tradisci quella filosofia…
        …non scegli più, dal flusso della vita reale, un momento che tu (attraverso il tuo occhio, la tua sensibilità, il tuo background fotografico e culturale ecc) ritieni “significativo”, ma alteri, modifichi, manipoli l’ immagine di partenza per una ricerca diversa.

        Il risultato non è nemmeno più soltanto un’immagine che ha perso lo status di fotografia, e ha preso quello di un’opera multimediale, il risultato è un’immagine che ha perso contatto con la realtà dalla quale è partita, che ha perso la propria “identità” non solo “documentaria”, ma anche e soprattutto la propria “identità” di “referente”…

        … questo non cambia molto per chi usa lo strumento dell’intelligenza artificiale e lo mescola alla fotografia per arrivare a realizzare un’ opera che ha in mente. Per lui realizzare quell’ opera è esattamente come per chi realizza un acquerello, un dipinto o uno di quei “cartoni animati” che uniscono i cartoni agli “umani veri”.
        Quello è la loro motivazione e la loro finalità… e, al pari di qualsivoglia opera artistica, va benissimo così… è giusto e corretto perché, giustamente, la libertà è e deve essere assoluta e ognuno può fare quello che vuole.

        …questo, invece, cambia moltissimo per chi non ha quella motivazione e quel fine.

        Per chi fa Street Photography (visto che abbiamo fatto quell’ esempio), con lo scopo di cogliere un momento particolare, importante, significativo, decisivo ecc. dal flusso della vita, vive la strada con una percezione diversa, attenta, profonda…con lo scatto cristallizza la sua interpretazione della realtà…e per lui, quella porzione della realtà che ha scelto di interpretare, è un elemento assoluto, imprescindibile, e chiaramente, assolutamente “inalterabile” e “inviolabile”…per lui la fotografia è “la vita mentre accade”, per lui il reale del momento che sta vivendo, talvolta è perfino più importante della stessa fotografia che sta realizzando… e il “referente” che il reale rappresenta nella sua interpretazione di quella stessa realtà dev’essere assoluto, mai e poi mai si sognerebbe di modificarla, stravolgerla o manipolarla.

        Quindi si Leonardo, sperimentare, alterare, manipolare un’immagine di Street Photography, modificandola con l’intelligenza artificiale… significa proprio quello… significa proprio tradire quella filosofia.

        Sono due mondi distantissimi, praticamente opposti di fare fotografia e di usare la fotografia, lontanissimi nelle motivazioni, nella concezione e nel risultato per l’autore.

        E tutto, come ti ho già scritto dall’ inizio, nel primo commento…
        … tutto parte dal perché si fa Fotografia.

      2. Grazie ancora Walter per queste tue preziose parole.

        Io sono un amante della sperimentazione e adoro studiare e interessarmi a nuove tecnologie, senza tralasciare quelle che sono le tradizioni.

        Per come la vedo io, sperimentare non significa tradire una filosofia, ma arricchirla.

        Poi, funzionerà, non funzionerà?

        Solo il tempo ce lo dirà. A me piace scoprirlo.

        Però ripeto, è solo il mio punto di vista.

        Ti ringrazio ancora per la tua lunga risposta, che arricchisce il nostro bagaglio culturale.

  2. Ciao Leonardo,
    tu scrivi che sei amante della sperimentazione, che ti piace studiare, interessarti a nuove tecnologie, senza tralasciare quelle che sono le tradizioni, e aggiungi che per come la vedi tu, sperimentare non significa tradire una filosofia, ma arricchirla.

    So bene che è il tuo punto di vista e io non solo lo rispetto, ma non mi sognerei mai nemmeno lontanamente di dire che sbagli, o di provare a farti cambiare idea…
    …quello che ritengo sia importante è provare a farti considerare la cosa da un angolo diverso…che, probabilmente, potrebbe farti capire meglio lo “scarto” tra i nostri pensieri.

    Partiamo proprio da quello che tu scrivi:
    L’ uso della parola “tradizioni” (quelle che sono le “tradizioni”)…
    …e l’ uso della parola “arricchirla” (sperimentare non significa tradire una filosofia, ma “arricchirla”)…

    Partendo da quei termini, fermiamoci un attimo e proviamo a “pesarli” nel loro significato…il loro significato applicato al contesto:

    Il termine “tradizioni” può, in questo caso, essere tradotto come “tradizionale modo di fare street photography”, o qualcosa di molto simile…
    …”arricchirla”, significa in poche parole aggiungere possibilità (nuove possibilità visto che parliamo di IA) per realizzare immagini fotografiche… nel caso specifico del nostro esempio, nuove possibilità per realizzare immagini di Street Photography.

    Partendo dal primo termine “tradizioni” (tradizionale modo di fare street photography) vorrei ricordarti che già nel tradizionale modo di fare street photography, già 70 anni fa, (ma anche prima) c’erano almeno due modi di concepire la fotografia di strada, due motivazioni di partenza, due “visioni”, due approcci, due “filosofie”…

    Da una parte c’è sempre stato chi partiva dal cogliere un momento di vita autentico, senza essere visto, senza condizionare i soggetti, senza alterare il flusso della vita, senza modificare in alcun modo il corso naturale degli eventi.
    Dall’ altra parte c’è sempre stato chi partiva dall’immagine finale, il momento non era importante, perché se lo costruiva… la scena, il naturale flusso della vita, non era importante, perché se lo costruiva…

    Ti ho parlato di 70 anni fa, perché due esempi di questi approcci e di queste filosofia di scatto, negli anni ’50 potevano essere benissimo rappresentati da Cartier Bresson (che scattava “a la souvette” …”in punta di piedi” … “con l’assoluta inconsapevolezza sei soggetti) e da Doisneau (che in moltissimi casi pagava degli attori perché interpretassero i soggetti dei suoi scatti, predisponendo e costruendo la scena).
    Come vediamo, all’ interno del termine “tradizioni”, del tradizionale modo di fare street photography, c’erano e ci sono due correnti di pensiero…e, in esse, due “visioni” e due “filosofie” diverse che partivano da due motivazioni diverse.
    Anche se il risultato finale che è derivato dalle attuali manipolazioni e alterazioni, è palesemente diverso dalle immagini “costruite” di 70 anni fa… la filosofia di fondo partiva in entrambi i casi dall’ immagine finale, da quello che si voleva ottenere.

    Su questo modo di concepire la fotografia, di conseguenza, il termine “arricchirla ” che hai usato non “tradisce” più di tanto quella parte di “tradizioni”…
    …ma sull’altro modo di concepire la Street Photography?

    Ora Leonardo, io non conosco bene le tue immagini di Street Photography, da quel poco che posso vedere su questo tuo sito, mi sembra che fai un uso piuttosto marcato del contrasto in bianco e nero, chiudi moltissimo le ombre, esasperando molto le “macchie nere” (che portano l’immagine, nella tua personale interpretazione, già fuori da una “naturale visione” che rispetti la realtà presente al momento dello scatto) a favore di “chiazze”, e “canali” di luce dove sono posizionati i soggetti.
    In altre parole mi sembra (ma forse è solo una mia impressione) che nelle tue immagini di street photography emerga più importante quello che si potrebbe definire l’ impatto estetico, e contemporaneamente sia meno presente (parlo in percentuale, chiaramente) il “contenuto narrativo”… e questo Leonardo è abbastanza comune in chi parte mentalmente dall’ immagine finale e non dal catturare un’ autentico momento di vita, nel momento in cui il “caos” si “organizza” ed “emergono” in modo assolutamente naturale “espressioni” e “valori”.

    Hai mai provato realmente a dimenticarti l’immagine che andrai a produrre mentre stai facendo street?
    Hai mai provato realmente a “sincronizzarti” con la vita, a respirarne l’essenza fino ad anticiparla?
    Hai mai provato, con la fotocamera in mano a “immergerti” in quel flusso con un’intensità tale che quello che diventa importante è vivere quel momento con quella intensità, con la tua “percezione” che diventa talmente “acuta” da portarti a non capire nemmeno tu come sei arrivato a percepire determinate cose, situazioni che solo tu “vedi”, solo tu “cogli”…le fotografie a quel punto vengono “da sole”, ma quello non è più nemmeno troppo importante, quasi non ti interessa l’immagine catturata nella fotocamera, quello che è importante è quel momento…e le fotografie che avrai in archivio…saranno un modo per rivedere quei momenti, per risentire quei momenti, in una parola, per…”rivivere” quei momenti.

    L’ immagine finale, in quella filosofia di Street Photography, è lontanissima dal pensiero durante lo scatto…per questo… questa filosofia è in assoluta e completa antitesi con le immagini costruite, con le alterazioni, le manipolazioni e con l’utilizzo dell’ IA nella Street Photography…e, per questo, l’ utilizzo di queste alterazione e manipolazioni con nuove tecnologie può significare “tradire” quella filosofia…
    …la “tradisci” se sei arrivato a conoscerla e rispettarla…
    …non ti senti di “tradirla” e, al contrario, pensi di “arricchirla” se, non avendo mai abbracciato quella filosofia, hai sempre usato quella di partire soprattutto dall’immagine finale, di partire dall’altra filosofia già presente nelle “tradizioni”…in questo caso, sei semplicemente all’ interno dello stesso “flusso” di filosofia…hai semplicemente aggiunto uno “strumento”…

    Con questo commento, come detto, non voglio né sminuire una filosofia diversa, né farti cambiare idea, volevo solo farti vedere la questione da un punto di vista diverso…e ribadire, come sempre che…
    … tutto parte dal perché si fa Fotografia.

    1. Carissimo Walter,
      è davvero un grande piacere confrontarmi con te.

      Le tue parole non sono semplici opinioni, ma vere e proprie lezioni di vita sulla fotografia. In questo caso parliamo di Street Photography, ma percepisco chiaramente che hai una competenza profonda in tutto ciò che riguarda la fotografia.

      Hai perfettamente ragione: le mie immagini sono caratterizzate da un forte contrasto in bianco e nero. Tutta la mia produzione street segue questa linea, e riconosco che forse non è la filosofia più pura di questo genere.

      Mi è stato detto che questo tipo di fotografia di strada sia solo una moda. Onestamente, non credo sia così. La vivo più come un’espressione personale, una mia visione. Forse, come hai giustamente detto tu, possiamo definirla una scelta estetica.

      Riflettendo su questo aspetto, mi rendo conto che non solo nella fotografia di strada, ma anche nei miei ritratti tendo a usare forti contrasti, creando immagini molto drammatiche. Credo che questo stile rifletta in parte il mio carattere: sono una persona introversa e forse questa mia natura si manifesta nel modo in cui fotografo. Immagino che esistano studi psicologici che approfondiscono il legame tra la personalità del fotografo e il suo stile, ma in questo caso mi interesserebbe davvero conoscere la tua opinione in merito.

      Riconosco anch’io di non avere un concetto chiaro e definito di cosa sia la vera Street Photography, e non ho alcun problema ad ammetterlo. Tuttavia, questa resta la mia interpretazione, quindi forse è corretto non definirla propriamente Street Photography.

      Apprezzo moltissimo le tue parole perché, in tutta sincerità, ho imparato di più da ciò che hai scritto tu rispetto a tanti altri “esperti” che si limitano a giudicare senza offrire spiegazioni costruttive come fai tu.

      Ripeto, è un vero piacere dialogare con te. Condivido pienamente ciò che hai espresso e porto il massimo rispetto per il tuo pensiero. Si percepisce chiaramente la tua esperienza e la tua passione per la fotografia.

      A tal proposito, mi piacerebbe seguirti: hai un blog, un sito o un canale social dove condividi i tuoi contenuti? Trovo che i tuoi consigli siano davvero preziosi, e mi farebbe piacere continuare a leggerti.

      Ti ringrazio ancora per questo confronto e spero di poter approfondire ulteriormente questa conversazione.

      Un caro saluto,
      Leonardo

  3. Ciao Leonardo,
    tu mi scrivi che non hai un concetto chiaro e definito di cosa sia la vera Street Photography, questo non deve preoccuparti, e devi fare la tua fotografia per quello che senti, per come la senti…

    … tanti tanti anni fa, quando ci si avvicinava alla Street Photography, ci si studiava moltissimo l’ opera dei grandi maestri, si entrava nelle “pieghe” delle differenze…di ogni differenza; ci si domandava cosa rendesse questo affascinante ma complesso genere diverso dalla “ritrattistica”, dalla fotografia di “architettura”, dal “reportage”…di ogni singola forma di reportage…dal reportage “urbano”, al reportage “sociale”, al reportage “di guerra”, al reportage “di viaggio” ecc…

    Si studiava, e ci si impegnava a capire quali fossero i confini… pian piano, veniva naturale, già in fase di selezione suddividere le proprie fotografie in generi diversi…per la logica con cui erano state scattate, per il contenuto intrinseco di ogni immagine, per la “riuscita” delle stesse…

    Erano riuscite a registrare quella specifica “emozione” provata al momento dello scatto?
    Erano riuscite a contenere quella che io, da sempre, definisco la “pregnanza semantica” che deve avere (o dovrebbe avere) una “Fotografia di Strada”?
    In altre parole…erano riuscite ad arrivare a raggiungere la “Street Photography” per essere considerate tali?

    A quei tempi, non eravamo in moltissimi che facevamo Street Photography…
    …nel corso dei decenni, questo genere è cresciuto in modo esponenziale…e, negli ultimi 10÷15 anni, il numero di persone che fa Street Photography (o almeno che dice di farlo) è impressionante, incredibilmente spaventoso.

    Ma la Street, come sappiamo, è un genere molto molto molto difficile… l’ avvento del digitale ha certamente facilitato e semplificato l’ aspetto tecnico dello scatto…ma, parallelamente ha portato chi usa il mezzo fotografico a “pensare di meno” lo scatto , a “pesarlo di meno”…in una parola…a “sentirlo di meno”.

    Sempre più “facile” e, contemporaneamente, spesso meno “profondo”, poi è aumentata la “diffusione” con l’avvento dei social…cosa bella e importante da una parte…e, contemporaneamente, cosa che ha creato molta più confusione…chi si affacciava sui social, e aveva iniziato da poco a fotografare (o iniziava allora), era affascinato da questo o quel modo di fare quella che sempre e comunque veniva e viene chiamata “Street Photography”…con il processo che porta al pensare di farla (la street) che diventava e diventa sempre più rapido… e la diffusione, la condivisione, e la spasmodica ricerca di visibilità e di likes…ma…
    …ma i due principali nemici della Street Photography, non se ne sono mai andati…
    …sono sempre stati lì… ci sono ancora, sono sempre lì…e saranno sempre lì…
    La “banalità” e la “retorica” dilagano e il guaio è che molti non se ne accorgono, e molti invece, non se ne vogliono proprio accorgere.

    Vorrei ora interrompere questo “excursus” (che tuttavia nasconde importanti “perché”…) per non fare prendere, a questo commento, un carattere troppo “catastrofico”… sono in tanti che fanno una street photography bella, profonda ed emozionante…ma sono convinto che ognuno di loro ci sia arrivato senza troppe “scorciatoie”, con un percorso interiore, con una lenta, continua, graduale “stratificazione di consapevolezze”.

    Quando tu dici di non avere un concetto chiaro e definito di cosa sia la vera Street Photography, non dici niente di nuovo, né di preoccupante…forse non lo sa nessuno Leonardo, forse proprio nessuno…
    … io ho cercato di farti intravvedere l’aspetto teorico della mia “visione”, ma non è né facile, né probabilmente molto corretto dire a chiunque che la sua non è fotografia di strada.

    Probabilmente dare una definizione univoca di cosa sia la “vera street photography” è molto più difficile che distinguere quello che non lo è… quando mi trovo a tenere un incontro con l’autore per parlare di street photography dico sempre che ormai è difficile “contestare” una teorica “visione” della Street, pertanto dichiaro preventivamente che questa è la “mia visione” e dettaglio peculiarità e caratteristiche, con le differenze dimostrate dalle immagini…
    … un test interessante che ho fatto nell’ultimo degli incontri con l’ autore che ho tenuto, è stato quello di presentare una trentina di mie fotografie (estrapolate dalle ricerche di ritrattistica e di reportage sociale) al pubblico e, dopo aver sentito le loro impressioni (sempre favorevoli, in vero…), ho candidamente dichiarato che quella non è street photography.
    Dopo la sorpresa dei presenti, ho mostrato loro quella che io ho selezionato come la mia vera Street Photography (la sorpresa è cresciuta in maniera davvero notevole).

    Quello che è certo Leonardo, è che io non includerei mai in una selezione di mie fotografie di street, la maggior parte delle immagini che oggi si vedono nei social e che vengono definite street photography.

    Le differenze potrei fartele vedere soltanto con le mie immagini, ma io scatto ancora tutto a pellicola e sviluppo e stampo ancora tutto personalmente in camera oscura.
    Non sono mai stato interessato a fare vedere le mie fotografie, per scelta non sono sui social, (e questo risponde alla tua ultima domanda), non ho né un sito, né un blog, né un canale YouTube, ne sono su Facebook e nemmeno su Instagram.

    L’ unico modo, di conseguenza, per farti vedere le mie immagini, sarebbe quello di persona, o durante un incontro con l’autore.

    Pur tenendomi fuori dal “coro” e dai “social” come autore, infatti, ogni tanto capita che qualcuno che “incidentalmente” ha visto le mie fotografie, voglia fare una mostra con le mie fotografie e/o mi inviti a tenere un incontro con l’autore sulla Street Photography.
    Ne ho fatto diversi in giro per l’ Italia, tra sale comunali, club e circoli fotografici, ma non ho davvero idea se c’è ne saranno ancora, né dove si potranno tenere.

    Un caro saluto
    Walter

    1. Carissimo Walter, eccomi.

      Sinceramente mi piacerebbe davvero vederle e conoscerti perchè sento che da te ci sia davvero molto da imparare.

      Sicuramente la distanza ci penalizza (io abito a Pistoia).

      Tutto ciò che dici sono vere e proprie lezioni di vita fotografica.

      E’ sempre un enorme piacere sentirti e leggere i tuoi commenti, che in realtà sono veri e propri articoli.

      Ti ringrazio anche per il tempo che dedichi a scrivere queste tue intense risposte: le studio sempre con grande attenzione e le apprezzo moltissimo.

      Credo non ci sia proprio niente da commentare in ciò che dici, se non che sia tutto giusto.

      Ripeto: lezioni di vita fotografica

      Sinceri saluti
      Leonardo

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